Vinicio Capossela in concerto C'erano tutte e due le anime di Vinicio Capossela tra il pubblico che lo ha seguito venerdì notte ad Arbatax, al festival Rocce Rosse Blues, dove si è esibito in una splendida performance che è quasi blasfemo chiamare concerto. Troppo riduttivo. O meglio, c'erano le infinite anime che emergono in lui come le maree e si riversano dentro al petto di chi ascolta le sue canzoni, come una cascata di metafisica spirituale e carnale insieme. I borghesi e I proletari. La poesia romantica e il verso maledetto. Il sacro e il profano. Dioniso e apollo. Nella tribuna e in platea, tra i fan, si potevano ammirare signore ingioiellate, imbalsamate in abiti attillati e tacchi a spillo, guardare tranquillamente lo spettacolo accanto a giovani ubriachi festanti a petto nudo. Il mare, i marinai, la balena... e le rocce, la terra, la materia. Testi e suoni che riflettevano lo scenario. Come nell'epico caso della risacca: doppia, quella reale e quella cantata. Non sono mancati i richiami alla nostra terra, alla nostra tradizione con un'esibizione di Vinicio travestito da mammutones, le note maschere di Mamoiada, e l'esecuzione del famoso “Gambale twist” dei Barritas, in limba. Alla fine del concerto, si passa sulla terra leggeri, come i protagonisti del libro di Sergio Atzeni, in un ritorno alle origini magico, alla scoperta dell'identità.
09 / 08 / 2008
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