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Uberto Bonetti in mostra a Nuoro


Fino al 31 ottobre 2009, nei locali del Centro Polifunzionale in via Roma a Nuoro, si potrà possibile visitare la mostra “Uberto Bonetti Futurista- Viaggio in Sardegna” realizzata dall’Istituto Superiore Etnografico della Sardegna in collaborazione con il Comune di Nuoro.
Orario: tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19. L’ingresso è gratuito.
LA MOSTRA
La mostra presenta sessantasei opere, in massima parte inedite, di Uberto Bonetti (Viareggio 1909 – 1993) nel centenario della sua nascita e del manifesto del Futurismo, realizzate in gran parte con tecnica mista, e risalenti verosimilmente al periodo tra il 1932 e il 1939.
I lavori sono per circa la metà aeroviste di città italiane - cui si deve la fama e il ruolo di Bonetti nel panorama artistico italiano - conseguenti alla sua convinta adesione ai principi de l'Aeropittura futurista formalizzati nel manifesto redatto nel 1929 da Marinetti, Balla, Prampolini, B. Cappa, Fillia, Depero, Dottori, Tato.
Su impulso di Krimer (Cristoforo Mercati), Bonetti avvia, a partire dal 1932, la produzione di un ciclo di vedute aree delle più importanti città italiane, dal nord fino al meridione, compresa la Sicilia e la Sardegna, delle città fondate dal regime fascista, e di alcune delle località turistiche più alla moda (Cortina, Capri, l’Abetone e ovviamente le città della Versilia).
In mostra si hanno sedici lavori riguardanti la Sardegna, in particolare Nuoro con cinque vedute - tra le quali si segnala la tavola con in primo piano il bel palazzo delle Poste disegnato da Angiolo Mazzoni, prestigioso esponente dell’architettura futurista - Cagliari e Mussolinia (Arborea) con tre vedute e poi Orgosolo, Arbatax, Golfo Aranci, la cascatella de S’ispendula.
Altre quattordici opere attengono a vedute aeree e a sintesi delle emergenze architettoniche di diverse città della penisola, da Pistoia a Roma, da Pisa a Bolzano, Grosseto e altre.
Oltre alle vedute di città, che riguardano la tipologia tematica più conosciuta e apprezzata della produzione di Bonetti, la mostra espone diciotto disegni a matita e acquerelli di maschere di Mamuthones e di Boes e loro elaborazioni, ai quali si attribuisce la datazione del 1936, anno del viaggio di Bonetti nell’isola - cui fa riferimento il titolo della mostra – insieme a Thayaht (pseudonimo di Ernesto Michahelles, inventore, della tuta, artista poliedrico, pittore, scultore grafico, sperimentatore…). Di Thayaht è peraltro presente in mostra una caricatura eseguita da Bonetti (un’altra caricatura riguarda Italo Balbo).
Se si tiene conto che l’unica immagine sulle maschere barbaricine antecedente al 1951 è la fotografia delle maschere facciali pubblicata nel 1935 su Arte Sarda di G. U. Arata e G. Biasi, questi disegni costituiscono la prima documentazione iconografica delle maschere di Mamoiada e di Ottana. Essi rappresentano per la Sardegna un documento di straordinario interesse storico – etnografico. Nel contempo confermano come Bonetti, diventato famoso nel 1931 con l’invenzione della maschera del Burlamacco, assurta di seguito a simbolo stesso di Viareggio, avesse conservato per il mondo delle maschere e del carnevale l’interesse manifestato da giovanissimo. Un interesse che avrebbe coltivato anche negli anni successivi con i suoi studi sulla commedia dell’arte
Un’altra sezione espone otto bozzetti di abiti maschili ispirati all’abbigliamento della Barbagia. I disegni, alcuni dei quali denominati dallo stesso Bonetti, “Abito sardo, Nuoro”, “Abito sardo da festa” non presentano ragas, giubbetti e larghi calzoni bianchi ma, coerentemente all’esaltazione della modernità e della praticità proclamata dal Futurismo - i suoi massimi esponenti si interessarono fortemente alla moda e all’abbigliamento - comode giacche e giacconi, su calzoni a tubo. Della tradizione sembrano salvarsi alcuni elementi connotati proprio da praticità: il cappottino con cappuccio e la cintura portamoneta.
In occasione della mostra, dai modelli offerti da questi bozzetti sono stati realizzati degli abiti che accompagnano l’esposizione.
La mostra comprende anche quattro disegni a matita di copricapi e acconciature femminili e un quinto di copricapi maschili, relativi alla Sardegna, alla Corsica e all’Albania, con evidenti funzioni comparative. Infine, tre disegni riproducono studi per ricami di carattere floreale. Questi bozzetti sono probabilmente successivi a quelli della serie delle maschere e degli abiti.
La mostra trae origine dalla donazione all’Istituto Superiore Regionale Etnografico di tutti i disegni e gli acquerelli inerenti alle maschere, agli abiti e ai disegni comparativi effettuata da Carlo Vanni Menichi, sociologo di Pistoia, nonché caro amico di Uberto Bonetti e della sua famiglia.


24 / 09 / 2009



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