Terre Shardana, nuovo incontro a Oristano
Pane di Samugheo, marmellata di Bonarcado, Casizolu di Paulilatino, Miele di Scano Montiferro. E ancora, panadas, olio, dolci tipici antichi e carne di bue rosso: se il consumatore volesse acquistare tutti questi prodotti, dovrebbe mettersi di buona volontà, prendere la macchina e iniziare a percorrere in lungo e largo il territorio oristanese, dal montiferru al Barigadu, per poi discendere lungo il Sinis, con un grande dispendio di tempo, energia e carburante. Da oltre un anno però, puntualmente, arriva nelle piazze il mercato Terre Shardana, che nasce proprio con l'obbiettivo di far incontrare produttori e clienti in un unico centro, che diventa luogo di scambio non solo economico, ma anche sociale. I cittadini iniziano ormai a conoscere i vari titolari delle aziende, gli chiedono ricette, consigli o dettagli su come vengono coltivati gli ortaggi o allevati gli animali: contenti di poter conoscere da vicino chi ha realizzato il cibo che andrà sulle loro tavole. Nei giorni scorsi il mercato Terre Shardana è approdato nuovamente in piazza Eleonora a Oristano, riscuotendo un grande successo anche perché allestito il giorno della vigilia della festività del 25 aprile, in coincidenza con altre manifestazioni che hanno trasformato le vie della città in fiumi di persone. Il prossimo appuntamento è in programma il 24 e 25 maggio nello splendido scenario del Lago Omodeo.
28 / 04 / 2008
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Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui
Il canto delle sirene
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Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più
facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie
dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di
perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con
un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa
abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,
che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come
Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i
tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.
Ma un individuo.
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