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Terra incognita: seminario sull’uso della terra cruda nell’architettura contemporanea Edifici identici e case anonime dal nord della Svezia al sud del mondo: l’introduzione violenta del cemento si è tradotta, nell’architettura, in perdita della diversità, della cultura e dell’arte. Le nuove tecnologie inoltre si sono rivelate portatrici di inquinamento e problemi ambientali.
Il recupero della terra cruda è imposto dunque non come necessità di un riscatto culturale – spiega Saverio Mecca, docente dell’università di Firenze - ma per i limiti posti dall’attuale protocollo di Kyoto. Le nuove abitazioni dovranno essere realizzate in terra per ragioni ambientali, mentre la riscoperta della tradizione sarà una conseguenza.
Materiale da costruzione usato da mezzo mondo, la terra cruda è parte integrante del patrimonio architettonico dell’Italia, della Spagna, del Portogallo e della Francia, i paesi che hanno aderito al progetto “Terra incognita”.
LA provincia di Oristano è stata scelta come sede per il primo seminario tecnico, che si è svolto nei giorni scorsi nella casa Sanna di Solarussa, perché, ha detto Saverio Mecca “la cultura costruttiva della terra nell’oristanese è la più viva che c’è in Italia, ma anche perché l’ordine degli architetti di Oristano è uno dei più impegnati nella ricerca di una nuova architettura ecologica e sostenibile”.
Alla giornata di studio hanno partecipato architetti e ricercatori dei quattro paesi aderenti, che hanno prospettato le possibilità di adattare la terra cruda alle nuove esigenze di vita contemporanea.
30 settembre 2007
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