Scuola pubblica: lo sfacelo
"Non si può che rimanere allibiti per come questo governo ha deciso di intervenire sulla scuola italiana. Con l'azione devastatrice dell'avvocatessa Mariastella Gelmini, la struttura portante della scuola pubblica in Italia verrà completamente stravolta e le conseguenze sotto il profilo della qualità del servizio scolastico e del rispetto costituzionale del diritto allo studio saranno catastrofiche”.
Sono le parole infuocate con le quali Ciriaco Davoli, componente della commissione Istruzione, cultura e Sport della regione Sardegna, denuncia l'imminente demolizione della scuola pubblica.
“La supponenza con cui l'avvocatessa – prosegue Davoli - ha annunciato un taglio di circa il 7% della spesa che, concretamente, si traduce in circa 90.000 licenziamenti del personale del mondo della scuola, dimostra come questo governo sia determinato ad andare avanti nell'opera di trasformare la scuola in azienda e di considerare l'istruzione semplicemente come un diritto di pochi”.
Davanti a questo sfacelo, “Non si può stare fermi”. Il richiamo, evidente, è alla mobilitazione generale. Non solo degli insegnanti, ma anche dei genitori.
I tagli pesantissimi del personale, saranno accompagnati da una riduzione delle ore di lezione, dall'eliminazione del tempo pieno e del tempo prolungato nelle scuola primaria.
Sarà nuovamente abbassata l'età per adempiere l'obbligo d'istruzione e sarà reintegrato il maestro unico nella scuola elementare: “un'assurdità didattica e pedagogica che ci fa fare un balzo indietro di trent'anni. Non si può accettare – conclude il consigliere regionale - Dobbiamo ribellarci ad una scelleratezza del genere. Anche la Regione Sardegna deve assumere una posizione chiara non solo per la perdita di 1200-1300 posti di lavoro ma anche perché le conseguenze e gli effetti negativi di una riorganizzazione, ad esempio della rete scolastica, saranno ancora più drammatiche, considerata la particolarità geografica e sociale di intere zone interne della Sardegna. La Commissione Regionale Istruzione, che sta lavorando all'approvazione di una legge regionale sull'istruzione e formazione professionale, deve assolutamente tenerne conto”
06 / 09 / 2008
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Il canto delle sirene
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Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più
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dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di
perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con
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Ma un individuo.
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