Scuola civica musica Oristano: quale futuro?
C'è molta delusione negli animi dei 190 allievi della scuola civica di musica di Oristano. Da un giorno all'altro, i loro corsi di pianoforte, violino, flauto, clarinetto, sax, fisarmonica, launeddas, canto lirico e corale, non c'erano più. Altrettanta amarezza tra i 22 insegnanti, costretti al riposo forzato, e sconforto per la direttrice Zelia Casu, che ha dovuto comunicare a genitori e studenti la chiusura dei battenti per mancanza di risorse finanziarie. Ma il 17 marzo non sarà l'ultimo giorno in assoluto. Si tratta solo di attendere la firma dell'intesa Regione – Provincia per il trasferimento delle risorse dal fondo unico 2007, e l'accordo potrebbe arrivare anche entro marzo, ha detto l'assessore alla Cultura Cristiano Carrus. Non si esclude quindi che i corsi potrebbero ripartire già ad aprile. Per quando riguarda il bilancio 2008 invece, la regione ha stanziato un milione e mezzo di euro, ma resta da vedere quanto andrà alla provincia di Oristano. La storia della scuola civica di Musica di Oristano, nata dieci anni fa, è un po' travagliata, passata attraverso diverse tempeste della giunta Ortu, Barberio. “Ci sono stati momenti in cui c'erano solo trenta allievi – ha detto Ivo Zoncu, ex membro del cda – e siamo riusciti a risollevare le sorti, arrivando ai 200 attuali.” Ora resta da vedere come uscirà dall'ennesimo temporale.
27 / 03 / 2008
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Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui
Il canto delle sirene
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Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più
facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie
dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di
perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con
un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa
abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,
che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come
Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i
tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.
Ma un individuo.
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