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Scuola: a rischio il lavoro 1700 insegnanti, di Caterina Pes


Lo smantellamento della scuola pubblica messo in cantiere da questo governo è giunto ora al capitolo finale. Dopo uno stillicidio durato mesi fatto di annunci, proposte legislative, prese di posizione, dal Ministero dell'Istruzione arrivano i numeri di quella che si preannuncia come la più grande opera di demolizione operata ai danni del sistema formativo italiano. Se, come risulta molto probabile, verranno confermati i tagli allegati alla bozza di decreto interministeriale sugli organici, per la scuola si profila una pesante cura dimagrante che rischia di pregiudicare il funzionamento dell'istruzione pubblica, il diritto allo studio e la tutela del lavoro di diverse migliaia di insegnanti.
La scure che i ministri Tremonti e Gelmini hanno dimostrato di saper usare con estrema freddezza cancellerà oltre 42 mila insegnanti nel prossimo anno scolastico: in due fasi, prima intervenendo nell'organico di diritto e poi in un secondo momento nell'organico di fatto, verrà spazzato via oltre il 6% dei docenti italiani.
La Sardegna ancora una volta rischia di pagare il prezzo più alto di questa scellerata politica che risponde, purtroppo, solo a esigenze di bilancio e di risparmio e si dimostra incurante della sorte che si abbatterà su centinaia di istituzioni scolastiche destinate alla chiusura. Queste decisioni mortificano la professionalità di migliaia di insegnanti costretti nel migliore dei casi a lasciare la propria scuola per essere dirottati presso altri istituti e, nel peggiore dei casi, se si tratta di docenti precari, ad essere abbandonati al proprio destino dopo anni di servizio.
Nell'Isola, stando ai dati del Ministero dell'Istruzione, saranno eliminati 1688 posti in organico di diritto cui si accompagna il taglio di migliaia di classi, decine di autonomie e dirigenze scolastiche oltre che di un elevato numero di personale ausiliario-tecnico-amministrativo. Un bollettino di guerra che lascerà sul campo 33 dirigenti scolastici, 374 docenti nella scuola primaria, 677 in quella secondaria di primo grado e 604 nella secondaria di secondo grado.
In questo contesto la provincia di Oristano potrebbe subire un pesante ridimensionamento. Avvisaglie di questa destrutturazione sono già arrivate nelle settimane scorse con la decisione di accorpare e sopprimere diverse istituzioni scolastiche.
La politica sulla scuola voluta da questo Governo sarà, inoltre, pagata cara dalle famiglie sarde che dovranno in molti centri dell'Isola rinunciare al tempo pieno per i propri figli e costituirà un duro colpo per gli insegnanti costretti a lavorare, soprattutto negli istituti superiori, in classi sovraffollate con gravi ricadute sulla qualità didattica delle lezioni.
Le fredde cifre ministeriali rivelano quella che sarà la sorte di migliaia di insegnanti precari che il governo di centrosinistra si era impegnato a stabilizzare in un piano che prevedeva 150 mila assunzioni nel giro di un triennio: precari ai quali ora verrà dato il benservito senza troppe remore.
Se il governo non tornerà sui suoi passi sospendendo le decisioni assunte in Finanziaria, i prossimi mesi saranno per la scuola italiana e per quella sarda un periodo buio. Il rischio ormai concreto è quello che venga compromesso il diritto all'istruzione delle nuove generazioni e che siano cancellati a colpi di legge la professionalità e il lavoro di migliaia di insegnanti.


27 / 03 / 2009



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