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Scavi in Laguna


Othoca, città antica: già il nome evoca l’idea che l’area dove oggi sorge Santa Giusta fosse la prima residenza dei Fenici in Sardegna. E le scoperte dell’ultima campagna scavi non vanno che aggiungere nuovi tasselli importanti. Tantissime le anfore ritrovate, sotto gli strati di fango, contenenti materiali organici, ossa, semi e pigne. Solo una piccolissima parte è stata indagata, compatibilmente con i finanziamenti che per ora sono arrivati solo dal Comune grazie alla sensibilità del sindaco Antonello Figus. La laguna nasconde ancora molte tessere di un mosaico che potrebbe diventare il motore trainante di un turismo sostenibile: quello culturale. Ma prima, occorre investire. Un carico di una nave in partenza o in arrivo, da altre città Fenice: è questa una delle ipotesi formulata dagli archeologi della Soprintendenza e dell’Università di Cagliari che dall’ottobre 2005 hanno ripreso a cercare nei fondali della Laguna di Santa Giusta . Da allora, 400 reperti sono stati rinvenuti. I numerosi legni fanno pensare al resto di navi e di un molo, mentre le anfore, con dentro ciotole e resti organici, al commercio di alimenti: nei giorni scorsi, è emersa per la prima volta una sostanza nuova, gialla. Solo un ulteriore accertamento nei laboratori dell’università di Urbino potrà confermare l’ipotesi che si tratti di spezie, usate per conservare e quindi trasportare il cibo.

03/12/2007



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Il canto delle sirene

Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più

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dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di

perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con

un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa

abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,

che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come

Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i

tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.

Ma un individuo.


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