Salute e prevenzione: stili di vita causa principale delle malattie
In provincia di Oristano il 40 per cento dei decessi è causato da patologie cardiovascolari, il 27 per cento da tumori. Un dato che, restringendo il target di riferimento alla fascia d'età tra gli 0 e i 75 anni, si ribalta, facendo passare al primo posto i tumori, che da soli causano il 44 per cento delle morti, e al secondo posto le patologie cardiovascolari, in cima l'ictus cerebrale, che scendono al 24 per cento. Malattie, sia quelle cardiovascolari che tumorali, che sono causate quasi sempre da stili di vita scorretti e abitudini alimentari poco sane. Sul banco degli imputati fumo, obesità, alcol e scarsa attività fisica.
Sono questi alcuni dei dati più significativi emersi dal convegno “Promozione della salute e prevenzione delle malattie cronico-degenerative: servizi sanitari della Asl 5, istituzioni e associazioni possono collaborare?”. L'incontro, organizzato dal servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione, dall'Unità Operativa di Diabetologia e da quella di Formazione Continua della Azienda Sanitaria Locale n°5 questa mattina presso l'Aula Magna dell'Istituto Tecnico Industriale Othoca di Oristano, ha visto la partecipazione di istituzioni, enti e associazioni interessati a diverso titolo al tema della promozione della salute.
Il panorama oristanese, come ha sintetizzato l'epidemiologo, attualmente responsabile del Centro Screening della Asl 5, Onorato Frongia, racconta una situazione che, a fronte di un alto indice di invecchiamento, vede fra le emergenze più evidenti le malattie cardiovascolari e quelle tumorali. Polmone, colon retto e mammella gli organi più colpiti dal cancro: tumori strettamente correlati con gli stili di vita.
Il fumo di sigaretta è il primo imputato, ma da tenere sotto controllo è anche l'obesità che, come ha sottolineato il responsabile dell'Unità Operativà di Igiene della Nutrizione Anna Maria Marrocu, andrebbe ribattezzata piuttosto “globesità”, in quanto si tratta di una vera e propria epidemia diffusa su scala globale, come ha riconosciuto la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità. Un fenomeno, quello dell'obesità, che nonostante oggi non desti particolare preoccupazione fra i bambini sardi, presenta già alcuni segnali di rischio, come rivela lo studio “Okkio alla salute”, che ha coinvolto 2.341 bambini sardi di età compresa fra gli 8 e i 9 anni. Seppure i piccoli obesi siano appena il 7 per cento del campione totale e quelli sovrappeso siano il 19 per cento – un dato inferiore a quello nazionale – sono le abitudini alimentari e gli stili di vita dei nostri piccoli a preoccupare. Poco meno della metà dei bambini, infatti, non compie una colazione adeguata al risveglio, mentre la quasi totalità di loro effettua una merenda abbondante a metà mattina e consuma pochissima frutta e verdura. Ad una scarsa attività fisica – come testimoniato dal medico di medicina generale e dello sport Antonello Trincas – si contrappone poi un abbondante utilizzo di televisione e computer, dalle tre alle cinque ore al giorno. Dati che fanno comprendere come, se da un lato la Sardegna, inclusa la nostra provincia, sia oggi ancora al riparo dall'allarme 'obesità, i segnali di un imminente esplosione del fenomeno esistono già, con tutti i costi di natura sanitaria, economica e sociale che ne derivano.
Interessante è notare poi, come spiega il Diabetologo Francesco Mastinu, che l'obesità non è direttamente correlata alla ricchezza e al benessere economico di una famiglia, ma la proporzione è inversa: «Sono piuttosto le fasce economiche più deboli a sviluppare questo problema, perché spesso lo stress economico si traduce in un'alimentazione scorretta, in cibi di bassa qualità ed ipercalorici». E' così che alla variante culturale si somma l'aspetto economico.
Quali le strategie d'uscita? Una rete, è la proposta scaturita dal convegno, che metta insieme istituzioni, sanità, scuola, associazioni nell'intento di fare prevenzione attraverso un'informazione capillare e costante ed iniziative di promozione della salute che utilizzi e sfrutti tutti i canali possibili per invertire un trend che rischia di fare degli oristanesi una popolazione sempre più affetta da patologie cronico-degenerative.
(Paola Medde)
14 / 11 / 2009
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Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più
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