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Richiesta d'aiuto per i nomadi di Terralba


Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me e non c'era rimasto nessuno a protestare".

B.Brecht

Anche da un piccolo gesto, si può scatenare un'ondata d'aiuto, come da una minima scossa della crosta terrestre si può generare uno tzunami. L'associazione El Gato Obrero, che lotta per i diritti civili e umani di soggetti svantaggiati, come i detenuti, i migranti e i minori, si mobilita ora per lanciare una campagna di solidarietà in favore della comunità Rom recentemente sgomberata dal campo nomadi di Terralba. L'apporto dato da Don Giovanni Usai che attualmente li ospita nei terreni della comunità il Samaritano è sicuramente prezioso, spiega Elenora Casula dell'associazione, ma non basta. Per ora hanno le tende fornite dalla protezione civile, luce, acqua, insomma tutto quello che serve per sopravvivere. Ma serve anche la solidarietà concreta da parte di tutti i sardi sensibili ai diritti di qualsiasi essere umano - prosegue l'associazione, ricordando che tra l'altro nella comunità ci sono ben 28 minori – occorrono beni alimentari, abiti, medicine. Il popolo dei rom infatti è tutelato sulla carta anche in Sardegna con leggi specifiche che danno diritti ai nomadi per preservare la loro cultura, ma ciò poi non è praticato dai fatti, o quando si tenta di praticarlo i soldi stanziati dall'assemblea regionale non bastano mai.

Nei prossimi giorni l'associazione sarà in piazza a Oristano per raccogliere fondi. Intanto chi volesse dare anche un piccolo contributo, può chiamare il numero 3397916117 o consultare il sito http://gatoobrero.blogspot.com

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Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui



Il canto delle sirene

Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più

facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie

dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di

perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con

un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa

abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,

che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come

Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i

tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.

Ma un individuo.


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