Provvista familiare: l'ultimo documentario del regista Antonello Carboni
Nato come un documentario sulla lavorazione del Casizolu, su richiesta della Cineteca Sarda, che ne è tra l’altro la co-produttrice, in fase di realizzazione è diventato un documentario antropologico che racconta, con realismo puro, senza alcuna intenzione di esaltazione epica, le giornate tipiche di un allevatore che è di Santu Lussurgiu, ma che potrebbe essere di un qualsiasi altro paese del mezzogiorno.
Dei 54 minuti di Provvista Familiare, spiega infatti il regista Antonello Carboni, solo 8 sono dedicati alla lavorazione del formaggio.
Il protagonista in realtà è Angelo, 58 anni, insieme a sua sorella Maria, 60, e la loro madre, Maria Giuseppa, di 93 anni.
Un lavoro lungo, meticoloso soprattutto nella fase del montaggio, ma anche nelle riprese, durate tre mesi e mezzo.
Contrariamente ad altri documentari di genere che vertono sullo stesso tema, Provvista Familiare penetra a fondo e intensamente il tessuto sociale, sottolineando la connotazione della struttura della famiglia: con la figura della donna che gestisce e governa dentro la casa, mentre all’uomo compete il lavoro all’esterno.
A dicembre 2006 ha partecipato al Roma Film Festival. A Oristano, la città dell’autore, è stato presentato solo quest'anno, nella sala del Centro servizi culturali, riscuotendo vasto consenso tra il pubblico.
Anche perché sono numerosi i momenti in cui l’ironia pungente, ma spontanea, dei protagonisti, investe chi lo guarda, strappando non un semplice sorriso, ma una sana risata che è impossibile trattenere.
05 ottobre 2007
Pagine correlate film
Commenti e opinioni
Scrivi
il tuo commento sulla pagina
'Provvista familiare: l'ultimo documentario del regista Antonello Carboni '
Contatti
Per contattare la redazione del sito Ondeculturali scrivere all'indirizzo email silviadorascenzi@yahoo.it
Link e bibliografia
Link utili per approfondire il tema film cultura società
Segnala un sito/link di approfondimento
|
|
|
|
|
FILM Altre pagine sugli argomenti
|
|
|

Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui
Il canto delle sirene
|
Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più
facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie
dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di
perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con
un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa
abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,
che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come
Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i
tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.
Ma un individuo.
|
|
|

|