Presentazione del libro dell’autore Nello Rubattu
“Una ballata per celebrare la mia città dalle mille sfaccettature, con le sue angosce, le sue contraddizioni, perfidie e cesure sociali”: con queste parole lo scrittore Nello Rubattu descrive sinteticamente il contenuto del suo ultimo libro “Hanno morto a Vinnepaitutti”, pubblicato dalla casa editrice il Maestrale e presentato nei giorni scorsi al pubblico di Oristano, pubblico rimasto colpito soprattutto dalle rivelazioni sconcertanti fatte dall’autore sull’ambiente e la società della sua città natale.
Si può dunque affermare che la protagonista del romanzo è Sassari, la città che lo scrittore ha lasciato per vivere a Bruxelles ma che è sempre presente nei suoi pensieri e nelle sue azioni, come il gesto quotidiano di ascoltare, anche dal Belgio, le notizie trasmesse dalla radio di Sassari.
Nelle pagine del romanzo ritornano i personaggi che, con le loro storie di vita inquietanti e allo stesso tempo affascinanti, sono divenuti miti nella memoria collettiva di una parte della città, quella popolare, quella che per la “borghesia perfida”, così come la definisce Rubattu, è come se non esistesse.
Nel racconto trovano spazio anche note musicali e testi di canzoni in dialetto sassarese, ballate vere e proprie perché solo il suono, conclude Rubattu, può spiegare certe emozioni.
30 settembre 2007
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Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui
Il canto delle sirene
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Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più
facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie
dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di
perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con
un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa
abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,
che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come
Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i
tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.
Ma un individuo.
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