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Premio Nei: Permesso? di Antonio Maciocco


Fiction. Azouz, un giovane extracomunitario fuggito dal centro di permanenza temporanea, ciondola per le vie di Cagliari; nel tentativo di evitare dei vigili finisce casualmente in casa Amidei, dove viene scambiato per il nuovo accompagnatore del vecchio ammiraglio. L’ammiraglio è burbero e intrattabile; passa il suo tempo in un magazzino dove c’è una barca a vela latina, non terminata, a cui nessuno deve osare avvicinarsi. L’ammiraglio tratta Azouz con modi bruschi, ma grazie alla pazienza del ragazzo, nonostante numerosi attriti, tra i due nasce un rapporto di complicità. Dopo che le figlie dell’ammiraglio cacciano Azouz perché clandestino, sarà l’ammiraglio stesso a richiamare il ragazzo e a farsi aiutare da lui per concludere la costruzione della barca a vela latina.
Antonio Maciocco, regista sassarese. Si è laureato in Giurisprudenza a Sassari e successivamente ha studiato regia e sceneggiatura presso la New York Film Academy, la Scuola di televisione e Laboratorio di Comunicazione e Nuovi Contenuti di Mediaset e il Laboratorio cinema 87 di Roma. Tra le opere principali ricordiamo il documentario L’ALGUER, vincitore del concorso CortoSardo di Sassari nel 2002 e il cortometraggio A SERA del 2006.
Motivazione della giuria: il problema complesso dei lavoratori stranieri in Italia raccontato con leggerezza e delicatezza. Permesso? tratteggia, con i toni della commedia, gli sforzi di inserimento di un giovane marocchino e ci porta in un mondo del lavoro, quello dell’assistenza agli anziani, sempre più affidato a chi viene da lontano. La sceneggiatura delinea efficacemente i personaggi e rivela attenzione per i dettagli.

Un contributo importante al dialogo tra le culture che coinvolge lo spettatore e lo porta a sorridere.

13 / 05 / 2009




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Dietro il sipario

Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui



Il canto delle sirene

Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più

facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie

dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di

perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con

un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa

abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,

che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come

Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i

tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.

Ma un individuo.


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