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Precari scuola Oristano: assemblea pubblica sulle difficoltà


Si è svolta ieri sera l’assemblea dei docenti precari della provincia di Oristano. Non c’erano tutti, né del resto poteva ospitarli tutti la piccola sala dell’ex ept di Piazza Eleonora. Anche perché tra la folla, c’erano anche gli insegnanti di ruolo, solidali con i colleghi meno fortunati.

Il quadro generale è desolante: solo tre nuove nomine a tempo indeterminato e pochissimi incarichi annuali: la conseguenza è che centinaia di docenti, che per vent’anni anno prestato servizio, quest’anno resteranno a guardare sulla pensilina il treno della scuola che parte senza di loro.

Il fatto più sconcertante, è che a reclamare il diritto al lavoro non è un gruppo di giovani neolaureati, ma adulti con esperienza pluriennale, che nel frattempo su quel lavoro precario hanno anche costruito una famiglia.

La speranza ora è appesa al filo trasparente dell’accordo Gelmini Baire, che però, come spiega il segretario della commissione cultura in regione Antonio Solinas, è solo un’illusione. Si tratta infatti di un accordo non ancora ratificato dalla Giunta e il finanziamento di 20 milioni di euro non è ancora stato stanziato.

Intanto domani mattina, in piazza Roma, si svolgerà un’altra iniziativa pubblica per informare i cittadini sulle difficoltà della scuola e del personale, sia docente che amministrativo.

11 / 09 / 2009



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Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più

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perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con

un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa

abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,

che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come

Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i

tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.

Ma un individuo.


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