Precari scuola: la protesta del 13 marzo
L’onda lunga della protesta non si ferma.
I docenti italiani non condividono in nessun punto la riforma Gelmini e portano avanti le iniziative dimostrative per manifestare il proprio dissenso, ma soprattutto per informare la società sui danni derivanti dall’applicazione della legge 133 e dalla legge 138 del 2008:
Drastica riduzione delle ore negli istituti superiori e scomparsa di alcune materie.
Numero massimo di alunni per classe portato a trenta.
Solo un sesto degli insegnanti assunti a tempo indeterminato.
Blocco del turn over a causa dell’innalzamento dell’età pensionabile.
Questi sono solo alcuni degli effetti collaterali.
La conseguenza più grave, infatti, al di là della forte precarizzazione di tutto il corpo docente, la subiranno i ragazzi, che non potranno più godere della continuità didattica, vero cardine intorno a cui ruota la qualità dell’istruzione.
Sabato 13 marzo era il giorno della protesta nazionale. Tutti i comitati precari scuola si sono mobilitati, compreso quello di Oristano, che ha presidiato piazza Roma dal primo pomeriggio fino a tarda sera.
Alessandra Giarrusso, portavoce del comitato, ha parlato alla piazza, ma soprattutto ai politici presenti che potrebbero intervenire per opporsi concretamente a tale riforma.
Anche perché, come ha spiegato Laura Stochino, del comitato politico regionale di rifondazione, tra due anni non ci sarà più la scuola italiana, ma sarà la regione a decidere del futuro della scuola sarda.
E se anche il governo regionale deciderà di finanziare le scuole e gli enti di formazione privata, della scuola pubblica si potrà definitivamente celebrare il funerale.
15 / 03 / 2010
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