Personale Marco Mattei
“Come mi vuoi”. Un invito, una dichiarazione, quasi una resa al mondo.
Il titolo della mostra di Marco Mattei, ospitata per tutto il mese di maggio nella galleria del Circolo Culturale d’Arte Prometeo di Terralba, si presta a molteplici interpretazioni.
Nelle sue opere però è esplicito l’intento di ritornare alla figurazione umana, in contrapposizione all’arte astratta che ha dominato negli ultimi anni la scena pittorica.
La mostra è visitabile dal martedì alla domenica, la mattina dalle ore 9,00 alle ore 13,00, la sera dalle ore 17,30 alle ore 20,00. L’ingresso è libero.
25 / 05 / 2010
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Biografia
Pittore, illustratore, Marco Mattei è nato a Sassari nel 1977, si è diplomato all’Istituto d’Arte e all’Accademia di Belle Arti di Sassari.
Nel biennio 2006/2007 ha insegnato discipline artistiche in diversi Istituti e licei; attualmente insegna disegno e storia dell’arte presso il Liceo scientifico “Pitagora” di Sassari; dal 1996 espone regolarmente in collettive e personali sul territorio nazionale.
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Recesione
Marco Mattei, con la sua produzione pittorica dal titolo “Come mi vuoi”, propone il ritorno alla figurazione umana, in contrapposizione all’arte astratta che ha dominato la scena pittorica, e non solo, degli ultimi anni. La ricerca artistica di Marco Mattei ha come soggetto privilegiato la donna, che lui raffigura dormiente o in pose sognanti, nell’atto di contemplare se stessa attraverso uno specchio, quasi in un atteggiamento di autoerotismo onirico, o nel guardare verso di noi, e contemporaneamente lasciandosi ammirare; è un vero e proprio omaggio alla donna e alla sua femminilità, mai volgare, anche nei nudi, ma delicata, morbida e sensuale. La sua è un’operazione importante e ambiziosa: il ritorno alla “semplicità” della figura umana, in contrapposizione alle complicazioni culturali ed estetiche dell’arte astratta, è la chiave che egli propone per riscoprire nel corpo femminile l’ideale estetico di bellezza, insieme arrivando ad indagare l’anima della donna, ciò che di più misterioso e intrigante esiste; egli rimette al centro dell’attenzione la donna, esaltandone l’importanza e il ruolo come il fulcro e l’origine del messaggio di vita della natura. Ma tutto ciò sarebbe impossibile e risulterebbe pretenzioso senza un figurativo tecnicamente importante che Marco Mattei, invece, possiede. La sua è una tavolozza fatta di pochi colori acrilici, che stende su supporti rigidi, come l’mdf, e giocando con luci ed ombre del monocromatismo pittorico, riesce ad ottenere le tonalità e le sfumature di colore che completano il paesaggio psicologico e ambientale nel quale risultano immerse le figure ritratte. Tutte le opere sono percorse da segni che sembrano graffi su una pellicola antica che esce dopo tanto tempo da una soffitta impolverata; è la riscoperta della figura umana, in particolare della donna, ritratta con una tecnica figurativa nuova e moderna, adatta ai tempi che viviamo, non impolverata ma riadattata. Marco Mattei ha trovato una formula espressiva personale e nuova, che fa l’occhiolino al fumetto e alla street-art, creando così un nuovo linguaggio figurativo, reinventato, miscelato e riproposto in una formula nuova, fresca e vitale. Ma mentre la street-art è l’evoluzione del graffitismo, la sua non è semplicemente l’evoluzione del fumetto, bensì egli si serve di alcuni profili del linguaggio fumettistico, rielaborandoli allo scopo di percorrere una strada del tutto personale, trovando una nuova via della figurazione.
25 / 05 / 2010 |
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Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui
Il canto delle sirene
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Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più
facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie
dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di
perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con
un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa
abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,
che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come
Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i
tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.
Ma un individuo.
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