Parco dei Fenici? Un'usurpazione.
Basta parlare di Fenici. Il popolo fenicio non è mai esistito. Il nome coniato è frutto di un equivoco dei greci. Affermazioni radicali, che vanno contro gli studi degli accademici e dei cattedratici. Le parole sgorgano con passione dalla bocca di Leonardo Melis, che contesta la nascita del parco il Golfo dei Fenici, non perché sia contro un parco archeologico, ma perché ritiene che sia un’usurpazione. Nel forum i popoli del mare, si trova la petizione, promossa da Gianfranco Pintore, contro il progetto che porta la firma della provincia di Oristano e della soprintendenza. Quel Golfo è shardana, come shardana sono le statue dei giganti di mont’e prama e shadana le città di Tharros, Othoca. La città di LUXOR, in Egitto, ha espresso il desiderio di gemellarsi con queste città. Di questo gemellaggio, che avverrà nella primavera del 2009, ha parlato Leonardo Melis durante il convegno al museo civico di Cabras, sulla storia e la filosofia dell’esistere del popolo shardana. Una delegazione di Egiziani verrà per visitare la terra dei guerrieri shardana, ovvero la Sardegna. Un'opera sulla battaglia di Qadesh sarà rappresentata prima in Egitto e poi in tutta Europa, e la prima tappa sarà ovviamente la nostra isola. Durante la sua relazione Melis ha illustrato ai cittadini, anche con documentazione fotografica, le somiglianze sorprendenti tra gli abiti, le spade, gli elmetti e le navicelle sarde, egiziane, celtiche e australiane. Il popolo shardana era un popolo del mare, di naviganti, e le loro orme, sono ovunque, sparse nel mediterraneo e nell’oceano. 02 / 12 / 2008
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Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui
Il canto delle sirene
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Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più
facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie
dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di
perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con
un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa
abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,
che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come
Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i
tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.
Ma un individuo.
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