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Noi la crisi non la paghiamo!


L’economia mondiale, al di là di alterne vicende, continua a risentire dell’onda lunga di ristagno da cui le classi dominanti si sforzano di uscire, sinora senza successo, accrescendo il tasso di sfruttamento dei lavoratori, espellendo dai processi produttivi strati crescenti della popolazione, accrescendo l’impoverimento e la miseria. Nel contempo continuano i processi di concentrazione e di centralizzazione e si rafforzano le maggiori multinazionali. In questo contesto noi non possiamo che rilanciare la propria ispirazione comunista, anticapitalista e antimperialista. Secondo me dobbiamo, per difendere le conquiste sociali (che i vari governi che si sono succeduti negli ultimi 15 anni hanno smantellato o stanno cercando di farlo), cercare di avere la capacità di incidere sulla distribuzione del reddito. I profitti delle grandi imprese italiane sono cresciuti e i salari viceversa hanno sempre di più un minore potere d’acquisto. Quindi si è verificato l’aumento della povertà e la crescita dei lavoratori che vivono sotto la soglia della povertà. Attualmente i salari italiani sono tra i più bassi d’Europa. Per questo credo sia molto interessante la raccolta di firme promossa da Sinistra Critica per il salario minimo intercategoriale (SMIC). Inoltre per il programma di una Sinistra Anticapitalista, è indispensabile la tassazione delle rendite e l’abolizione dei privilegi alle imprese. NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO: questo è lo slogan che viene giustamente usato in tutte la manifestazioni che si stanno susseguendo in tutta Italia in questi mesi. Il futuro non è roseo la disoccupazione e i poveri aumentano. Per non parlare dell’aumento della precarietà e della flessibilità dei lavoratori. Cresce la disaffezione di larghe masse popolari dalla politica. Inoltre la crisi del riformismo ha aperto le porte non solo all’ondata neoliberista, ma anche alla deriva culturale e sociale che si manifesta con la crescita di politiche reazionarie, nonché fasciste e xenofobe. Credo quindi che in un tale contesto l’obiettivo di fondo debba essere la ricostruzione di un blocco sociale alternativo al PD, che sappia legare fra loro i diversi settori sfruttati e oppressi della società ed esprimere i loro bisogni, sviluppando e coordinando le strutture di lotta e di autorganizzazione. Unire in un unico binario le lotte dei lavoratori e degli studenti. La costruzione del blocco sociale non può prescindere dalle esigenze di protagonismo e di autonomia delle donne. Nel processo di ricostruzione del blocco sociale anticapitalistico è necessaria la riattivazione della classe operaia che ancora conserva un ruolo centrale e notevole capacità di organizzazione e resistenza. Un’attenzione particolare deve essere rivolta alle giovani generazioni che oggi vivono una condizione complessiva di profonda incertezza rispetto al proprio futuro. L’attacco alla scuola e alla formazione pubblica, la disoccupazione di massa, l’estrema precarietà, gravano sulle condizioni materiali dei giovani. Per ricostruire una Sinistra anticapitalista e comunista, dopo l’ultima disfatta elettorale, la nostra attenzione politica deve rivolgersi alla complessità delle manifestazioni sociali dell’antagonismo, quali l’ambientalismo, il pacifismo, i movimenti delle donne, degli studenti, dei collettivi giovanili, dei movimenti che sorgono per vertenze locali, dei movimenti di solidarietà con le lotte dei popoli contro l’imperialismo. Occorre un nuovo soggetto politico unitario e plurale della sinistra comunista italiana, anticapitalista, radicato socialmente e interno ai movimenti. Un polo anticapitalista in grado di rappresentare gli interessi dei lavoratori e dei settori più avanzati del movimento. Recuperando il rapporto coi movimenti e con le tante compagne e i tanti compagni di strada persi negli anni. Sarà un progetto lungo e faticoso e deve essere incentrato su un programma preciso, definito e senza ambiguità. Insomma costruiamo una sinistra finalmente coerente.

(articolo di Antonello Tiddia, Rsu Carbosulcis)

18 / 12 / 2008



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