Natività: non solo uno spettacolo
L’educazione dei giovani passa non solo dalla mente, ma anche lungo la via del cuore.
Perciò la bellezza e l’arte sono strumenti validi, alternativi, che possono condurre i ragazzi ai valori morali della fede cristiana.
Né è convinto l’arcivescovo di Oristano Monsignor Ignazio Sanna, che con queste parole ha spiegato la motivazione della scelta di collaborare con uno degli appuntamenti del Teatro Instabile Grazia Deledda.
L’Art Vision Opera di Aldo Sicurella, che andrà in scena dal 16 al 23 dicembre, è infatti un omaggio alla Natività.
Non uno spettacolo teatrale consueto, ma, per dirla con le parole del regista, “un momento di emozione”.
Per smuovere il cuore degli spettatori, sono state messe in campo tutte le arti: recitazione, musica, danza, canto, pittura e scultura per le scenografie.
L’orchestra non sarà nella posizione tradizionale, ma davanti al presepe, proprio per aumentare la suggestione.
Dopo le rappresentazioni, ci saranno degli incontri con docenti e autorità religiose, per discutere delle problematiche legate alla natività.
Monsignor Ignazio Sanna parteciperà al dibattito del 20 dicembre.
Chiuderanno il ciclo Andrea Oppo, docente di filosofia estetica, ed Don Roberto Caria, docent
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Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui
Il canto delle sirene
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Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più
facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie
dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di
perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con
un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa
abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,
che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come
Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i
tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.
Ma un individuo.
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