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Natalità: Sardegna agli ultimi posti in Italia


Le più giovani, hanno 28 anni. Trovarne sotto i ven'tanni, è un eccezione, mentre quasi tutte hanno superato la soglia dei trenta. Qualcuna, ne ha addirittura 48. E' la fotografia anagrafica delle gestanti oristanesi. I dati dell'ospedale San Martino e di Bosa sono in linea con la ricerca Istat pubblicata nei giorni scorsi.Non solo. Se l'età media in Sardegna è di 32 anni, in provincia di Oristano è addirittura superiore: 34 l'età delle donne che diventano mamme per la prima volta. come ci rivela il responsabile del reparto di Ostetricia dell'ospedale San Martino, Bruno Lacu, le donne sarde sono prime in Europa per l'uso dei contraccettivi orali. Ultime, invece, per desiderio di maternità. Il calo delle nascite in provincia di Oristano conferma dunque il dato negativo dell'indagine pubblicata sul Sole 24 ore, che vede la Sardegna ultima in Italia per tasso di natalità. Nel reparto di Ostetricia del San Martino, al 31 agosto, nel 2008, hanno partorito 442 neomamme. Mentre, nel 2007 si era arrivati a 727 parti totali, sarà difficile raggiungere quota 600 a fine anno. Se si pensa che nei anni '80 nascevano 1800 bambini l'anno, il trend è decisamente spaventoso. In realtà i parti in provincia sono 1200, solo che c'è una fuga negli altri ospedali per le condizioni dell'attuale reparto di maternità. "Qualcosa cambierà con il trasferimento nel nuovo reparto che avverrà già a fine mese", spiega dottor Lacu. Ci sarà la sala operatoria, il neonato potrà stare nella stanza della mamma e il servizio sarà sicuramente migliore. Diminuiranno anche i parti cesarei, ora intorno al 25 per cento, per eccesso di prevenzione visto che ora non c'è la sala operatoria nello stesso piano della sala parto. Un dato positivo arriva dal calo costante degli aborti: certo, ci sono solo due medici non obiettori e l'infermiere anestesista arriva da fuori, però è anche vero che con l'uso intelligente della contraccezione i bambini oristanesi sono senz'altro i più desiderati d'Italia. 06 / 09 / 2008


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Il canto delle sirene

Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più

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dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di

perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con

un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa

abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,

che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come

Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i

tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.

Ma un individuo.


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