Museo del territorio a Sedilo
La prima campagna scavi risale al 1985. Da allora, il comune di Sedilo, con la collaborazione delle università di Cagliari e Sassari, ha sempre sostenuto il percorso che conduce alla scoperta delle proprie origini.
Da pochi mesi, dopo l’inaugurazione del museo del territorio nel periodo estivo, il frutto del lavoro di oltre vent’anni è finalmente fruibile.
Ma l’esposizione non sarà la fine del percorso: il sindaco Angelo Putzolu si augura infatti che gli scavi, coordinati da Giuseppa Tanda, e il restauro, curato da Daniela Orrù, proseguano ancora nel tempo, in modo da accrescere, di anno in anno, la sezione archeologica, già molto ricca per la verità, con reperti che vanno dal periodo preistorico fino all’età medioevale.
Collezione alla quale hanno contribuito anche i sedilesi, consegnando volontariamente resti trovati per caso.
Il museo offre inoltre una sezione ambientale, dove si spazia dal plastico del territorio di Sedilo fino alla descrizione degli ecosistemi divisi in 5 macroaree, con le corrispondenti produzioni alimentari. E ancora, da non perdere gli 8 itinerari da percorrere a piedi, in bici o a cavallo.
Questa sezione, spiega l’assessore alla cultura Gianni Meloni, vuole essere un invito per proseguire la visita nell’area circostante, al di là del museo, alla scoperta delle ricchezze storiche, ambientali, gastronomiche e paesaggistiche di Sedilo.
16 ottobre 2007
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Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui
Il canto delle sirene
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Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più
facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie
dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di
perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con
un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa
abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,
che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come
Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i
tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.
Ma un individuo.
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