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Mostra personale della pittrice Rita Fais Le ricchezze del sottosuolo, la vitalità della donna sarda, le canne al vento della Deledda, e ancora, le rovine di Tharros e il potere inebriante della vernaccia, simile all’ebbrezza che suscita la donna: i quadri di Rita Fais, al confine con la scultura per la matericità palpabile degli elementi, sono quasi un inno alla Sardegna. La personale della pittrice è esposta nelle splendide sale dell’antico palazzo Arquer, nel centro storico di Oristano. L’edificio rimane un po’ nascosto, perciò la rivelazione, una volta entrati, è ancor più coinvolgente, quando, davanti alla prima opera, si contempla l’albero della vita, dove Rita Fais esprime la sua concezione non solo dell’esistenza ma anche del rapporto uomo donna. Nata a Bonarcado, dopo i primi studi in Belgio a 16 anni è tornata in Sardegna, a Oristano. E da allora la sua terra d’origine è diventata, come in un capovolgimento della fiaba di Peter Pan, l’isola che c’è, il paradiso terrestre. E di questo paradiso la Fais restituisce non solo le immagini, ma anche la materia, utilizzando nelle sue composizioni il sale, l’ossidiana, l’oro e l’argento, il talco di Orani, il carbone e l’alabastro. Nel percorso espositivo, anche una piccola scultura plasmata durante l’infanzia: un busto di donna senza testa e senza braccia, perché - spiega - spesso alla donna è vietato pensare e agire. 30 settembre 2007
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