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Mimmo Rotella: esposizione a Bari


Mimmo RotellaAlla scoperta del Rotella inedito. La mostra, proposta da Opera Arte e Arti e promossa dalla Provincia di Bari, dal 30 maggio al 15 luglio, ha l’obiettivo di presentare, per la prima volta in uno spazio pubblico, le testimonianze giovanili del maestro del décollage che si forma nel clima romano reinterpretando, con assoluta libertà, la lezione dell’astrattismo-geometrico. Sono sessanta le opere su carta, in parte inedite, del periodo compreso tra il 1946 al 1950 contrappuntate da alcuni retro d’affiche e décollage del periodo successivo.

La mostra, a cura di Alberto Fiz, realizzata in collaborazione con la Fondazione Mimmo Rotella e coordinata da Piero Mascitti e dalla direttrice della Pinacoteca Provinciale Clara Gelao, rappresenta un’occasione importante per analizzare la produzione germinale dell’artista che nel 1953 ha imposto il décollage, il celebre strappo che rappresenta una vera e propria lacerazione del sistema formale aprendo nuovi varchi alla percezione e alla relazione tra arte e vita.

In quest’occasione si prende in esame il processo creativo che ha portato alla nascita del décollage proponendo disegni, schizzi, studi e tempere di cui oggi è possibile apprezzare la vena sperimentale in base ad un atteggiamento sempre critico nei confronti dell’accademismo linguistico: “Alla mia arte”, scrive Rotella nella sua autobiografia Autorotella, “sono arrivato attraverso tutte le esperienze. Giunto a Roma dipinsi diversi quadri in stile figurativo espressionista, surrealista, ed anche cubista; non ne fui mai contento. Poi pensai all’astrattismo geometrico”.

La rassegna consente di ripercorrere l’ampio dibattito artistico sviluppato in Italia in un periodo di profonda trasformazione come quello della seconda metà degli anni Quaranta. A quell’epoca Rotella era già una figura di spicco come dimostrano gli stretti rapporti intercorsi tra lui e l’Art Club, l’associazione indipendente di artisti proveniente da diversi paesi del mondo che nel 1945 ha visto tra i suoi fondatori Enrico Prampolini. Nel 1949 Rotella fu invitato alla III Mostra annuale dell’Art Club alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e qualche mese dopo era presente a Palazzo Carignano di Torino alla I Mostra Internazionale dell’Art Club.

Mimmo Rotella

Le sue ricerche astratte, insomma, s’imposero rapidamente all’attenzione degli osservatori più acuti all’interno di un’indagine dove, come afferma lui stesso nella sua autobiografia, non mancano riferimenti a Wassily Kandinsky e a Piet Mondrian. “Rotella”, afferma Alberto Fiz, “non è solo un ottimo disegnatore ma, sin dai suoi esordi, dimostra una capacità di analisi e di sintesi del segno che lo conduce verso un superamento degli aspetti formali a favore di una visione problematica dell’opera secondo un atteggiamento che caratterizzerà tutta la sua ricerca anche negli anni successivi”. La sua prima mostra personale risale al 1951 ed è stata organizzata a Roma nella sede della galleria di Tanino Chiurazzi. A presentarla in catalogo gli amici artisti Piero Dorazio, Achille Perilli e Mino Guerrini. Dorazio, senza esitazioni, scriveva: “Rotella è uno dei nostri”, mentre Perilli osservava come “il simbolo geometrico conservi oggi ancora carattere di poesia sì da poterlo usare senza alcun ricordo di ciò che realmente è nell’origine. Rotella si muove con sicurezza tra questi segni e sa raccoglierli in costellazioni”.

La mostra consente di riflettere anche sulla prima esperienza americana di Rotella che dal settembre 1951 all’agosto 1952 si trovava alla Kansas City University con una borsa di studio della Fulbright Foundation. Qui realizza il suo primo grande murale astratto sistemato nei saloni dell’università. L’opera ebbe un grande impatto tanto che il 9 marzo 1952 venne inaugurata una sua mostra personale alla William Rockhill Nelson Gallery of Art di Kansas City. Si tratta, dunque, di un periodo particolarmente intenso della sua produzione rimasto spesso in ombra che oggi trova la sua giusta valorizzazione con questa esposizione che rappresenta un importante contributo scientifico per comprendere, nella sua integrità, una figura fondamentale per l’arte italiana e internazionale come quella di Rotella.

Un ulteriore elemento di analisi è costituito dall’importante monografia a cura di Alberto Fiz appena pubblicata nei tipi di Skira Rotella Roma, Parigi New York che narra le esperienze dell’artista dal 1948 al 1970 partendo proprio dall’importante periodo di formazione nella capitale. La rassegna alla Pinacoteca Provinciale è arricchita da una serie di testimonianze emblematiche che documentano la ricerca di Rotella negli anni cinquanta e sessanta in base ad una rigorosa selezione che comprende i retro d’affiche dove Rotella si appropria in maniera quasi fisica della materia, così come i primi décollage di carattere figurativo quali Ercole del 1960, A minuit del 1962, Arrivano gli indiani del 1963 dove lo strappo viene associato all’immaginario cinematografico. Come ha scritto il teorico del Nouveau Réalisme Pierre Restany in occasione di Cinecittà, la mostra organizzata nel 1962 alla galleria J di Parigi, “le immagini di Rotella sono diventate più reali del mito che pretendono d’incarnare”.

(testo a cura di Francesca Pardossi)

13 / 05 / 2009



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