Milano: in mostra le opere di Guido Pajetta
MILANO - Suggerire una lettura della continuità culturale tra la natura morta caravaggesca, le numerose nature morte fiamminghe presenti alla Pinacoteca e l’esperienza della pittura novecentesca italiana, incarnata nelle opere dipinte da Guido Pajetta dal 1922 al 1970 : è l’ambizioso obiettivo della mostra Le nature morte di Guido Pajetta alla Pinacoteca Ambrosiana, che sarà inaugurata il 24 novembre e resterà aperta fino al 1 marzo.
Pittore eclettico consapevolmente disposto ad ogni forma di contaminazione formale, collocato sempre trasversalmente rispetto ai modi ed alle mode correnti, Guido Pajetta è un artista singolare e anomalo nel panorama dell’arte italiana del ‘900. La sua è una vita ricchissima di vicende che, dalle radici nella pittura ottocentesca del nonno e degli zii, attraversano il ‘900 toccandone i gangli vitali: l’iscrizione all’Accademia di Brera sotto la guida di Ambrogio Alciati, l’adesione a Novecento Italiano a fianco di Bucci e Sironi, l’amicizia dal ’28 con Lucio Fontana, le personali alla Galleria Milanoe al Milione, la partecipazione alle Biennali veneziane del ‘28, ‘30, ‘32, le esperienze parigine tra pittura fauve e Surrealismo, le mostre a Londra degli anni ’50 e ’60, ed infine gli ultimi venti anni vissuti nel totale isolamento alla ricerca di una nuova figurazione assolutamente privata degli strumenti retorici della rappresentazione, in un viaggio impossibile alla fonte dell’apparizione dell’arte.
Le venti opere in mostra sono una sintesi di tutta la lunga vicenda artistica di Guido Paletta.
La mostra riveste una grande importanza per il futuro dell’Ambrosiana; da qui inizia un nuovo percorso all’interno della pittura del ‘900 - secolo escluso dalla Pinacoteca, fino ad oggi rigorosamente ancorata alla classicità - con l’organizzazione di mostre antologiche, monografiche, tematiche e con l’apertura di sale dedicate alle esperienze figurative della Modernità, con particolare attenzione agli artisti che hanno operato in ambito milanese.
20 / 11 / 2008
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Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui
Il canto delle sirene
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Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più
facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie
dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di
perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con
un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa
abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,
che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come
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tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.
Ma un individuo.
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