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Marcello, antropologo


CHI È: Marcello Marras, 42 anni, antropologo e insegnante di etnomusicologia al conservatorio di Cagliari. Laureato in Lettere con indirizzo socio-antropologico. Direttore da un anno e mezzo del Centro Servizi Culturali di Oristano. Fa parte dell’associazione Onnigaza. Suona l’organetto, l’armonica a bocca, sa bena e sa trunfa. E non mancano naturalmente ballo e canto sardo, ma per lui le tradizioni sono vita vissuta, e non folklore.

IL PASSATO IN DUE RIGHE: Dopo il diploma di tecnico elettronico, si è lasciato trasportare dalla sua intensa passione per le tradizioni popolari e l’antropologia. Grazie all’incontro con docenti straordinari come Luisa Orrù ed Enrica Delitala, all’università ha sperimentato il metodo della ricerca sul campo, soprattutto per la tesi sul Carnevale di Ghilarza e Aidomaggiore. «Non bisogna mai dimenticare però l’università impropria: stare con la gente, girare l’isola non come turista , ma per conoscere». Altro incontro fondamentale quello con Bernard Lortat Jacob, con il quale ha realizzato un documentario sulla musica sarda e con il quale ancora oggi è in rapporti sia di amicizia che di collaborazione. Continua a lavorare sul filone etnografico con due saggi: il primo pubblicato all’interno di Maschere e doni, musica e balli (Cuec, 1999); l’altro all’interno di Ballo Sardo: storia identità e tradizioni( Firenze, 2000) . L’ultimo capolavoro è il libro Un Paese in Ballo, danza e società nel carnevale seneghese (Condaghes, 2003), con un cd extra allegato. Operatore per una decina d’anni per società privata, oggi è direttore del Centro Servizi Culturali: «Un’esperienza bellissima, perché ti permette di sostenere i giovani nell’organizzazione di rassegne ed eventi culturali».

IL FUTURO: «Vivere intensamente con la mia famiglia». Il sogno: il giro del mondo in 365 giorni da realizzare naturalmente con la moglie i due bambini.

SI DEFINISCE: Testardo

GLI PIACE: Suonare musica della tradizione orale

NELLO STEREO: Musica sarda o comunque della trazione orale di altri continenti; Blues

SUL COMODINO: Il cacciatore di Acquiloni, Khaled Hosseini

UN ANIMALE: Cavallo

SPORT: Ballo sardo, anche se non è un ballo

IL LUOGO IDEALE: Kenya o Lapponia

EUTANASIA O DIRITTO ALLA VITA: Diritto alla vita

ESPERIENZA PIÙ BELLA: Essere padre

ESPERIENZA PIÙ BRUTTA: Perdere gli amici


19 / 02 / 2008




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Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui



Il canto delle sirene

Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più

facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie

dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di

perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con

un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa

abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,

che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come

Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i

tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.

Ma un individuo.


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