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Mal'educazione: recensione della mostra
Alla voce educare, il dizionario recita: allevare qualcuno plasmandone il carattere e la personalità. Impartire ammaestramenti che valgono a fare acquisire un'abitudine e le buone maniere di comportamento con gli altri.
Una persona educata è perciò dentro una gabbia di convenzioni.
Fuori, si collocano gli artisti, le persone che con occhio critico osservano la realtà e non si lasciano plasmare, come i pittori Ivan
Soddu, Simeone Biselli e Tonino Mattu.
Le loro opere, sono unite da questo filone della libertà da schemi predefiniti.
E Mal'educazione è il titolo della mostra che resterà aperta fino a domenica prossima nello spazio Cominacini a Oristano (tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20).
“Finta apparenza” il ciclo proposto da Soddu: scheletri colorati, come allegoria dei rapporti sociali e dei sorrisi di circostanza, forzati. Tra le costole si fanno spazio i reali stati d'animo celati dalle finte apparenze.
Le donne il soggetto scelto da Biselli per la variazione sul tema “Scabrotico”, dove emergono dai tratti di colore denso e materico figure ambigue, proibite.
Mattu presenta invece una rassegna delle sue opere su diversi argomenti, come le demistificazioni delle pubblicità United Color e Pic indolor, con i richiami allo sfruttamento e alle violenze sui bambini nel primo, e il rimando all'ombra nera della droga nel secondo.
Nell'autoritratto, eseguito al buio, in notturna, il tema della vita e della morte. Presente anche la denuncia del fenomeno sociale
dell'alcolismo, in un quadro con la prospettiva e la tecnica volutamente disturbate.
E non poteva mancare una delle sue interpretazioni della natività: in chiave sacra e profana, senza celarne l'aspetto carnale. Il volto si richiama all'iconografica tradizionale. Il coltello, invece, è in bilico tra il taglio del cordone ombelicale e l'infanticidio della cronaca di tutti i giorni.
Nell'installazione “In hoc signo vinces”, un'assorbente intriso di sangue, simbolo del mancato concepimento: perché oggi si fa un figlio quando la società lo impone e non quando lo si desidera.
15 / 10 / 2008
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