Lettera aperta di Ivo Zoccheddu al sindaco: Cabras comune denuclearizzato
Preg. mo sig. Sindaco,
la recente approvazione della legge che prevede il ritorno al nucleare in Italia ripropone un tema di preoccupante attualità: la possibile collocazione di una delle centrali previste dai piani del Governo in provincia di Oristano, precisamente nella piana del Cirras.
Tale ipotesi trova diverse conferme dalle notizie sul merito pubblicate da giornali locali e nazionali, dallo svolgimento di recenti dibattiti parlamentari e dalle analisi tecniche richieste e presentate in Senato. Inoltre, non può sfuggire che autorevoli testate giornalistiche (tra le quali figura “il Giornale”) inseriscono il Cirras ai primi posti della graduatoria dei siti più sicuri per la costruzione di una delle centrali previste nell'accordo italo – francese sottoscritto tra Berlusconi e Sarkozy. Infatti, nella relazione del sismologo Boschi, presentata al Senato della Repubblica, la Sardegna è indicata come la regione italiana più adatta a ospitare le quattro centrali previste dal Governo.
E’ vero che ragioni logiche impediscono di pensare che tutte le 4 centrali ipotizzate possano essere costruite in Sardegna, non fosse altro perché per trasferire l’energia prodotta verso il continente italiano sarebbero necessari costosi elettrodotti, ma ipotizzare che almeno una di queste possa essere realizzata in Sardegna è realistico. Non devono sfuggire le valutazioni che hanno imposto il Cirras come un sito da privilegiare nell’ipotesi in considerazione. La ricchezza delle acque, la caratteristiche geologiche e il basso tasso di rischio sismico, la vicinanza con il porto industriale e con le principali vie di comunicazione della Sardegna, la bassa densità demografica, la posizione centrale e tanto altro sembra facciano preferire il sito del Cirras ai tecnici incaricati.
Noi ci permettiamo di interpretare l’inquietudine delle popolazioni di fronte a queste sciagurate ipotesi. Siamo anche d’accordo con il presidente della Regione Sardegna Cappellacci che, su Facebook, ha lasciato scritto: «Dovrebbero passare sul mio corpo prima di fare una cosa simile». Aggiungiamo che dovranno passare pure sul nostro corpo però registriamo anche le dichiarazioni del ministro Scajola che, il 28 gennaio 2009, ha dichiarato: “Nell'isola? Mai detto ma non si esclude”
Purtroppo, sappiamo che la legge sull'energia prevede che il parere delle Regioni possa essere scavalcato, anche se la Sardegna è regione a statuto speciale e dovrebbe essere sovrana nelle scelte che riguardano il proprio territorio. Siamo dell’avviso che qualsiasi ipotesi contraria a questo principio etico, politico e statutario imponga decise prese di posizione. Mi preme chiarire che l’impegno civile e democratico contro il pericolo nucleare non deve avere colorazioni politiche perché si tratta di una battaglia a difesa degli interessi dei cittadini, a prescindere dalle appartenenze e, data la notevole vicinanza a Cabras del sito individuato, il problema assume un eccezionale rilievo per l’Amministrazione Comunale ma anche per le forze politiche, sociali e le istituzioni dell’intera provincia, e non solo.
Dobbiamo rifiutare la logica che da decenni impone alla Sardegna un ruolo da Cenerentola, succube di decisioni penalizzanti assunte altrove, in un sistema che spesso ha relegato la nostra Isola ad una sottoposizione di stampo coloniale. Tanto per rimanere in tempi recenti, e sempre sul tema del nucleare, non dimentichiamo che nel 2003 si era deciso di stoccare le scorie delle vecchie centrali atomiche italiane nei siti minerari sardi. Allora la disgraziata decisione fu impedita da una sollevazione politica e popolare che, a mio avviso, si dovrà riproporre in questa occasione.
Ricordare che l’Italia si è pronunciata negativamente sul nucleare con un referendum, che la Sardegna ha scelto le energie pulite e rinnovabili, che la nostra vocazione turistico ambientale verrebbe vanificata da opzioni atomiche sulla produzione di energia dovrebbe essere sufficiente a sostenere un’opposizione civile e democratica a ipotesi di questo tenore, senza citare i rischi sulla sicurezza degli abitanti. Si tratta di ragioni importanti che mi spingono a chiedere che Cabras venga dichiarato “comune denuclearizzato” e che si propongano soluzioni analoghe a tutti i comuni della provincia (e non solo) e all’ente Provincia.
A tal uopo chiedo, inoltre, la convocazione di una specifica seduta del Consiglio Comunale, aperta alla partecipazione della popolazione. Il rispetto del diritto alla salute e alla tutela dell’ambiente nel quale viviamo dipende anche dalla capacità che sapremo dimostrare nel difendere i nostri interessi, di tutelare la dignità di un popolo che nel corso della storia ha conquistato con l’impegno e il sangue la capacità di autodeterminarsi, una prerogativa alla quale non intendiamo rinunciare perché intendiamo vivere da cittadini e non da sudditi. Certo di una cortese risposta positiva porgo i più distinti saluti.
Il Capogruppo di Uniti per Cambiare Cabras, Ivo Zoccheddu
19 / 05 / 2009
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