Lele Luzzati Atto II
PISA -Nella sede della Fondazione Cerratelli, è in scena la mostra espositiva “Lele Luzzati atto II”, dedicata alla grafica e ai disegni preparatori per scene e costumi, creati da Emauele Luzzati, studiati e catalogati dall’università di Pisa.
La mostra sarà poi, nei primi mesi del 2009, a Genova, città natale del maestro, dove sorge un museo dedicato esclusivamente alla sua celebrazione.
Costumi di scena, stoffe dipinte, il senso del colore e la magia visionaria di Emanuele Luzzati: tutto questo è conservato alla Fondazione Cerratelli. Vent’anni e più di attività per la costumistica teatrale, opera dello scenografo-artigiano genovese.
«Costumi così eccentrici, così pittorici», come direbbe Emanuele Luzzati.
Il nucleo di costumi firmati da Luzzati e realizzati dalla Casa d’Arte Cerratelli a Firenze, per alcuni dei più prestigiosi palcoscenici internazionali, è oggi oggetto di un workshop di catalogazione che si propone di conoscere e riportare questi oggetti scenici, unici nel loro valore, alla cultura che li ha creati. Le tecniche di esecuzione qui messe in atto sorprendono tanto quanto la sapienza ideativa del maestro. La figura di Emanuele Luzzati impone uno studio mirato ad un dialogo piuttosto articolato, che vola oltre le arti applicate, verso la storia dello spettacolo, che si fa opera, danza o prosa.
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Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui
Il canto delle sirene
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Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più
facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie
dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di
perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con
un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa
abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,
che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come
Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i
tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.
Ma un individuo.
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