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Lavoro nero e Agricoltura


Un incontro, alla ricerca del dialogo, tra due mondi apparentemente inavvicinabili: quello degli ispettori e quello dei datori di lavoro, in particolare del comparto agropastorale. Da una parte c’è il desiderio di mettersi in regola, dall’altra però c’è lo scontro con il rigore di una legge che non sempre può essere applicata alla lettera. Nei campi o negli allevamenti, sono tante le situazioni in bilico, al confine con il lavoro nero. C’è chi ha un figlio che, terminata la scuola, nei mesi estivi aiuta i genitori in campagna. Chi invece ha un padre in pensione che continua a lavorare nell’azienda di famiglia. E allora, vanno assicurati? E come? Questi alcuni dubbi sollevati dagli iscritti della Coldiretti all’ispettore Salvatore Fadda. L’associazione di categoria ha organizzato un meeting con l’ufficio provinciale del lavoro proprio per fare chiarezza su questi temi e in particolare sulle questioni legate all’introduzione del Libro unico del lavoro. Affinché si configuri il reato di lavoro nero deve esserci un rapporto di lavoro subordinato e retribuito. Le norme sul lavoro minorile sono però molto severe: l’ispettore consiglia allora almeno la visita medica preventiva. Quanto all’assicurazione, sottolinea Fadda, in fondo si stanno pagando i contributi per il proprio figlio e non per un estraneo. In ogni caso, conclude l’ispettore, assumere costa comunque meno delle sanzioni. E per convincere la platea, cita l’esempio di un agricoltore che, per aver sfruttato la manodopera di cinque operai per la raccolta delle melanzane, che sul mercato gli avranno fruttato 5 mila euro, ora si trova a dover pagare una multa di 15 mila euro. 29 / 01 / 2009


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Il canto delle sirene

Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più

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perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con

un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa

abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,

che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come

Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i

tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.

Ma un individuo.


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