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La strana teoria della luce e della materia


La strana teoria della luce e della materia

Roma- via Raffaele Cadorna 28

dal 25 gennaio al 12 febbraio 2010

"Quelli che s'innamoran di pratica sanza scienza son come'l nocchier ch'entra in naviglio sanza timone o bussola, che mai ha certezza dove si vada" (Leonardo da Vinci)

Espongono: Silvio Balestra, Sissi Bonaso, Dindina Burgos, Susanna Casale, Daniela Colli, Emanuela Comito, Fabrizio Di Nardo, Simone Giaiacopi, Giohà, Daniel Lifschitz, Cristina Madini, Piero Orlando, Stefania Rizzelli, Carlotta Schiavio, Pasquale Varvicchio, Maurizio Yorck

A cura di Cristina Madini

Organizzazione e promozione RossoCinabro

23 / 01 / 2010



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TESTO CRITICO
Parlando di colore inevitabilmente parliamo di luce dal momento che senza di essa non vi può essere colore. La luce non è solo onda (come sosteneva Newton) ma anche particella. La luce arriva confezionata in forma di ‘quanti’, ognuno dei quali contiene un quantitativo di energia proporzionale alla frequenza. Questi quanti di luce sono detti ‘fotoni’. Albert Einstein propose nel 1905 questo concetto eretico, che più tardi gli valse il Nobel.
Difficilmente possiamo vedere in natura radiazioni colorate, se non in pochi fenomeni, come in quello dell'arcobaleno, i cui colori vengono generati dalla rifrazione. Questo esempio di diffusione di luce è il principale modo fisico in cui si può produrre il colore. Quotidianamente vediamo però superfici colorate, il cui colore dipende dalla composizione chimica della sostanza e dal suo assorbimento di luce.
Perciò il colore può essere considerato come la manifestazione visibile delle leggi che sono alla base della struttura della materia. Quando determinate frequenze di luce entrano in contatto con lo spettro energetico degli atomi o delle molecole degli oggetti, questi rispondono alla sollecitazione passando dallo stato fondamentale di minima energia a un livello eccitato dove l'energia si trasforma in agitazione termica, per ricadere poi allo stato fondamentale. Nella ricaduta viene emesso quella radiazione di luce che noi percepiamo come colore.
I colori sono dunque il risultato di un assorbimento selettivo della radiazione elettromagnetica e di una perdita di energia atomica: un oggetto rosso ad esempio assorbe tutte le frequenze dello spettro, tranne quelle relative al rosso. Quando questa corrispondenza viene a mancare non c'è colore e l'oggetto appare trasparente.
La percezione del colore dipende da un fattore soggettivo. Per la sua semplicità e universalità il colore è ritenuto uno degli strumenti più efficaci della comunicazione visiva. La visione dell'immagine viene elaborata dall'esperienza soggettiva che la compara istantaneamente con le esperienze culturali e le sollecitazioni affettive ed emotive.
Si capisce come ciascun colore rimanda all’inconscio, agisce sulla sua emotività, esprime preferenza o rifiuto, offre un linguaggio che riflette l'individuo e la sua immagine del mondo.
Quello della luce e dell’uso del colore è un nodo tra i tanti che gli artisti si sono trovati a sciogliere, in trapassi ardui tra memorie storiche della pittura e approdi extrapittorici dell'arte contemporanea. La luce, i colori, come valori simbolici e al contempo soluzioni espressive sempre aperte, costituiscono dunque una sorta di filo rosso che attraversa tutta la storia artistica.


23 / 01 / 2010

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Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui



Il canto delle sirene

Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più

facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie

dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di

perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con

un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa

abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,

che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come

Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i

tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.

Ma un individuo.


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