La festa del Rimedio tra sacro e profano
L'ULTIMO MIRACOLO di cui si ha testimonianza scritta, avvenne nel 1962: un contadino di Tramatza, da dodici anni paralizzato in seguito a un incidente stradale, riacquistò l'uso delle gambe durante una funzione religiosa, con grande stupore e perplessità dei medici per l'improvvisa scomparsa dell'atrofia muscolare. Dopo la messa, l'uomo rientrò in paese senza l'aiuto delle stampelle o dei familiari che lo avevano sorretto fino a poco prima davanti all'altare.
Il santuario ebbe la solenne incoronazione alla beata vergine del rimedio il 7 settembre del 1952, ma già nei primi nel 1600 si credeva nel potere miracoloso della Madonna che salvò dalla peste gli abitanti di Nuracraba, oggi Donigala.
A Oristano, la festa del rimedio, è la festa più sentita, sia dal punto di vista religioso che pagano. Ogni 8 settembre, i fedeli affollano la Basilica per tutto il giorno: le messe si susseguono ogni ora e sembra che non siano mai abbastanza per il flusso costante di pellegrini che, a piedi, attraversano il ponte Tirso, per sciogliere il voto fatto alla Madonna.
Dopo la funzione religiosa, tappa obbligatoria negli stands, per la parte meno sacra della festa, ma ricca anch'essa, di tradizione e storia. Muggini e anguille arrosto, da mangiare sul posto o portare a casa, nel perfetto rispetto degli usi e delle consuetudini.
08 / 09 / 2008
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Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui
Il canto delle sirene
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Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più
facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie
dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di
perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con
un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa
abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,
che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come
Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i
tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.
Ma un individuo.
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