La città e la torre: la nuova mostra dell'Antiquarium Arborense
La città e la torre: un titolo volutamente misterioso, per destare curiosità e invitare i turisti a proseguire oltre il portone d’ingresso dell’antiquarium Arborense, che giovedì prossimo inaugurerà ufficialmente la nuova mostra.
Un’esposizione che mette insieme la collezione del comune e della provincia di Oristano con altri preziosi reperti di proprietà della soprintendenza, finora nascosti nei depositi del museo nazionale di Cagliari, e ora finalmente fruibili grazie al sapiente lavoro di Paolo Bernardini, docente dell’università di Sassari, di Raimondo Zucca, curatore dell’Antiquarium, e di tutti gli operatori della memoria storica che stanno lavorando giorno e notte per completare gli ultimi allestimenti.
Un sogno, come lo ha definito il sindaco Angela Nonnis, che è diventato un miracolo– ha aggiunto l’archeologo Zucca, grazie alla collaborazione e l’impegno di tutte le istituzioni locali.
La torre cui allude il titolo della mostra potrebbe essere quella di Mariano II, o quella di torre grande, e invece, è quella di babele, perché è dal mito, dal racconto biblico della genesi che si dipana la narrazione lungo le sale del museo di piazzetta Corrias.
Dalla cornice biblica si passa poi attraverso l’etica sumera, per giungere alle città invisibili dei morti e dei santi e ancora, al piano superiore, reperti che testimoniano l’incontro dei popoli: dopo babele che ha diviso, lo scambio commerciale e culturale che porta alla multiculturalità e all’integrazione.
21 / 06 / 2011
Settimana della cultura a Oristano Samugheo e Ales. Vietato intendere la cultura come una sfera elitaria entro la quale solo certi eletti possono entrare. La cultura è di tutti partecipa anche tu, recita invece lo slogan della XIV settimana della cultura, promossa dal ministero per i beni e le attività culturali tra il 14 e il 22 aprile....
Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui
Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più
facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie
dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di
perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con
un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa
abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,
che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come
Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i
tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.
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