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L'area Marina protetta Penisola del Sinis - Isola di Mal di Ventre


Chilometri di spiaggia di quarzo da Maimone a Mari Ermi, cernie nelle acque di capo San Marco, barracuda a Torre Seu, uccelli rari nell’isola di Mal di Ventre. E ancora, posidonie, nascoste nelle profondità del mare, e falesie che s’impongono in tutta la loro maestosità. È l’Area marina protetta penisola del Sinis- Isola di mal di ventre, che si estende dallo scivolo di Mar Morto, fino a Porto Suedda. Quasi 25 mila ettari di bellezza pura, risultato di un ottima combinazione tra eventi geologici e azione umana. Senza la presenza del bipede implume, e quindi della storia, una storia che parla di un passato lontanissimo, questo paesaggio non sarebbe così speciale. In mezzo a un ecosistema ricco di tantissime specie, affiorano torri, nuraghi, strade ed edifici. Ma non sempre l’uomo è capace di integrarsi con la natura senza violentarla: nasce così l’esigenza di tutelarla con regole ben precise, per una fruizione controllata e intelligente del territorio: servono a questo scopo ad esempio i gavitelli per l’ormeggio e il corridoio di alaggio. L’area è divisa in tre settori con un diverso grado di protezione: la zona A, di tutela integrale, che comprende la parte settentrionale dell’Isola di mal di ventre e lo scoglio del Catalano: l’accesso è permesso solo al personale autorizzato per la ricerca e la sorveglianza. La zona B, di tutela generale, dove sono consentite la pesca, le immersioni, la navigazione e l’ancoraggio, osservando però i criteri stabiliti dell’ente gestore, per uno sfruttamento compatibile con le risorse disponibili. E infine la zona C, l’area più ampia, di tutela parziale, dove sono consentite moltissime attività, purché non in conflitto con le finalità istitutive. Vietata anche qui la pesca subacquea e ovviamente, l’asportazione di sabbia, roccia o animali. Per il comune di Cabras, l’istituzione dell’Area marina è stato un vantaggio che ha permesso una crescita economica e culturale. L’educazione ambientale dei giovani la carta vincente per un futuro sostenibile: l’iniziativa “Andarpermare” è rivolta proprio a loro: si esce fuori dalle mura scolastiche, alla scoperta della natura “vicina di casa”, ma che spesso è una sconosciuta perché non si ha il tempo di contemplarla in tutta la sua molteplicità. Tra poco l’area marina, come regalo di compleanno, acquisterà 10 ettari in più: la mira a terra ora posta vicino allo scivolo di Mar Morto sarà spostata in acqua, nella zona di “Su siccu” per mettere in sicurezza la posidonia. 13 ottobre 2007



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Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui



Il canto delle sirene

Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più

facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie

dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di

perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con

un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa

abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,

che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come

Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i

tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.

Ma un individuo.


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