Il tutto e le parti, o sulla necessità del piccolo...
Nei paesi piccoli le persone praticano uno sport molto diffuso: lamentarsi.
Passano ore e giorni a commentare il fatto che il posto in cui vivono è noioso. Le cose non funzionano. Mancano i servizi e i divertimenti. Tutto è disorganizzato.
La prima considerazione che faccio è di tipo pratico. Innanzitutto mi chiedo: perché queste persone continuano a vivere lì dove non si trovano bene? Nessuno li obbliga. Almeno in Italia, siamo liberi di emigrare. Cambiare città, regione o nazione. Nasciamo in un posto ma non siamo costretti a viverci per tutta la vita. Bisogna avere il coraggio di cambiare. O per lo meno, smettere di lamentarsi. E smettere di continuare a idolatrare le altre città, senza poi trasferirsi. Se vi piacciono tanto le metropoli, perché non ci andate? Qualcuno opporrà questioni economiche, il fatto che hanno già un lavoro ecc.. Ma questa è solo una scusa. Si può sempre ricominciare da zero. Sempre che i limiti non siano le capacità proprie. Se gli ostacoli sono rappresentati solo dal paese in cui si vive, quale migliore occasione per andare in un posto dove sarete valorizzati?
La seconda questione riguarda invece l’impegno civico: spesso le persone che si lamentano sono anche quelle meno attive. Quelle che non fanno niente per migliorare il proprio piccolo paese. Perché, appunto, tutto ciò che sanno fare, è solo lamentarsi.
Terza questione, di stampo più metafisico, riguarda la costituzione del mondo: il tutto è costituito dalle parti, ma se le parti non esistessero non esisterebbe nemmeno il tutto.Le parti non sono tutte uguali. Alcune sono grandi, altre piccole. Ma con quale criterio si potrebbe stabilire quali parti hanno la dignità di stare al mondo e quali invece non la possiedono?Questo vale per le persone come per le città. Ha diritto di esistere solo le persone grandi? E chi sono i grandi? I capi di stato, i nobel della letteratura, i magnati del petrolio o i grandi stilisti? Ma chi dovrebbero governare i capi di stato se non un popolo fatto di piccole persone? E cosa potrebbero scrivere i grandi narratori? Non descrivono forse, nei loro libri, le piccole gesta quotidiane di un mondo fatto di tanti piccoli esseri umani? E il petrolio o i vestiti delle grandi firme, a cosa servirebbero?Stesso discorso vale per le città. Cosa facciamo, aboliamo tutti i piccoli paesi e lasciamo solo Roma, Milano, Napoli e Torino? Ma forse Londra è meglio di Milano, quindi aboliamo anche Milano. Ma forse New York è ancora più grande. E così via. Eliminiamo tutto, fino a che non resterà il deserto. E il mondo non sarà altro che una distesa di nulla. Con tre o quattro città e pochi esseri umani, che non sapranno più chi amministrare, a chi vendere, cosa narrare.
Dedicato agli oristanesi, campioni dello sport descritto sopra. Un invito: o fate qualcosa per migliorare questa città, oppure andatevene, siete liberi di esistere e non obbligati a vegetare.
16 / 04 / 2010
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