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Il risveglio di Cuba - Giulianelli


Ha inaugurato questo pomeriggio l’esposizione Girls in Cuba - Il risveglio di Cuba negli scatti di Gianni Giulianelli.

Le opere del fotografo sammarinese sono in mostra allo Studio Zero.

L’atmosfera elettrizzante dell’Avana degli anni Novanta, una città decadente, dove tutto è esausto e provato dall’embargo americano da un lato e dalla mancanza degli aiuti dalla Russia dall’altro.

Ma è proprio in quel momento che il Paese vive una profonda reazione, si crea una “movida abanera” fatta di vita notturna e fermento culturale. I giovani affollano i ristoranti, i locali da ballo, la salsa esplode e molta gente arriva da fuori: intellettuali, musicisti, scrittori, registi, fotografi, stilisti, da New York, Parigi, dall’Italia, Inghilterra, Germania, Sudamerica.

Tutti curiosi di assaporare e condividere quell’aria di un Paese che soffre ma che ha una dignità e una forza di reazione. Ed è questa la Cuba fotografata dal sammarinese Gianni Giulianelli, classe 1961, che ha passato là lunghissimi periodi scoprendone la gente e i luoghi. La storia di Giulianelli è curiosa: per alcuni mesi vive nello stesso palazzo dove vive Alberto Korda, il fotografo famoso per la foto iconica del Che, nello stesso periodo Wim Wenders e Ry Cooder realizzano il film Buena Vista Social Club.

Quella Cuba si potrà ritrovare da domani, sabato 18 dicembre, a Rimini, allo studio zero di Elisabetta Angeli e Matteo Sormani, il contenitore culturale nato nel centro della città, in via Giordano Bruno 31, di fronte al duoMo hotel, nella mostra che si inaugura alle 18.30. Immagini in grande e medio formato stampate su carte speciali “fine art” e con inchiostri al carbone. La mostra Girls in Cuba, presentata da studio zero e duoMo hotel, sarà visitabile, a ingresso libero, fino al 15 gennaio 2011.

18 / 12 / 2010



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L’artista - cenni biografici
Dopo l’Accademia di Belle Arti di Bologna e Urbino e l’Istituto Europeo di Design di Milano, Giulianelli collabora con alcuni rinomati studi di immagine specializzati nella moda e nell’editoria, frequenta il mondo dei creativi milanesi, tra cui molti fotografi che lo introducono e gli svelano molti segreti del mestiere. Per alcuni anni lavora per uno studio grafico all’interno del Superstudio frequentato dai più importanti fotografi di moda del momento, da modelle famose e personale del settore. Nel 1990 si trasferisce a New York dove con Maddalena Gracis fonda il Kappa Lab NY, uno studio di grafica e art direction, che si distingue creando e producendo campagne pubblicitarie e l’immagine per alcuni fra i più importanti nomi della moda, collaborando con fotografi come Mario Testino, Fabrizio Ferri, Ellen von Unwerth e molti altri. Proprio con Ellen von Unwerth si reca a Cuba per realizzare la campagna pubblicitaria del lancio dei jeans Gloria Vanderbilt. Da lì comincia tutto.
Nel 1998 viene presentato a New York un photo giornale reportage con le immagini di Gianni Giulianelli prodotte in questi viaggi, sul New York Times Magazine vengono pubblicate alcune foto, anche Glamour Italia utilizza le immagini per illustrare la Cuba contemporanea, nei viaggi successivi Gianni realizza alcuni servizi per Io Donna del Corriere della Sera.


18 / 12 / 2010

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Il canto delle sirene

Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più

facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie

dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di

perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con

un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa

abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,

che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come

Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i

tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.

Ma un individuo.


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