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Il grido di allarme di Coldiretti


E’ stato un grido disperato, ma carico d’orgoglio, l’orgoglio di quanti hanno accettato la difficile sfida quotidiana di un’impresa da condurre tra le pianure e le colline di Sardegna.

A lanciare questo grido, con tono appassionato, il presidente della Federazione provinciale della Coldiretti di Oristano, Franco Cocco, in chiusura del seguitissimo convegno che nell’ambito di Sardegnacavalli questa sera ha consentito di mettere a fuoco l’immagine più aggiornata dell’agricoltura sarda.

A disegnarla e a guardarla insieme i principali protagonisti del settore: i dirigenti dell’assessorato regionale e dei vari enti agricoli, tecnici, esperti, amministratori locali e di enti, ma soprattutto loro, gli agricoltori della provincia di Oristano, e delle altre province sarde, accorsi numerosi.

“Le nostre aziende muoiono”, ha gridato Franco Cocco, dopo aver ascoltato lo snocciolare dei numeri letti da ricerche e statistiche. Quelle di parte, della stessa Coldiretti, dicono che, come ha spiegato il presidente regionale Marco Scalas, fatto cento il prezzo di vendita del prodotto agroalimentare, all’agricoltore va appena appena il 17 per cento.

Ma ci sono anche i dati ufficiali, che confermano come i costi di produzione siano più alti degli introiti. A fornirli è stata l’agenzia Laore con un proprio tecnico, Gianfranco Siddu, che ha spiegato come oggi un ettaro di carciofi possa portare a una diseconomia di 1900 euro e come in Sardegna produrre un chilo di patate costi 18 centesimi, la stessa somma che si spende per acquistarlo in altri mercati e averlo reso in magazzino, dunque considerando un guadagno da parte di chi vende. Il capo di gabinetto dell’assessorato regionale all’agricoltura, Mimmo Zedda, ha ammesso che la situazione è molto grave e che potrebbe esserlo ancora di più tra un anno, quando le regole europee imporranno i meccanismi di assicurazione delle colture che i produttori più piccoli potrebbero non essere in grado di rispettare.

La Regione intende intervenire assicurando un abbattimento del prezzo dell’acqua d’irrigazione e creando le condizioni per la produzione di energia elettrica a basso costo da destinare alle aziende agricole. Ci sarà quindi la riforma ulteriore dei Consorzi di bonifica e un provvedimento che promuova le produzioni agroalimentari sarde, oltre a una migliore regolamentazione degli agriturismo. Provvedimenti, questi ultimi, in passato richiesti a gran voce dalla stessa Coldiretti, che vanno nella medesima direzione delle azioni messe in essere dall’organizzazione, non solo in Sardegna, ma anche nella penisola.

Lorenzo Bazzana della Coldiretti nazionale ha illustrato diverse iniziative: dai mercati di Campagna amica, dove il produttore vende al consumatore direttamente, ai consorzi, allo stesso canale internet, utilizzabile per alcune produzioni. Strade che si stanno percorrendo, che anche la Coldiretti oristanese ha imboccato, organizzando ogni giovedì nel terrapieno di piazza San Martino, a Oristano, un mercato delle produzioni agroalimentari. Ma non basta.

“Occorrono da parte della Regione interventi immediati”, ha rilanciato ancora il presidente di Coldiretti Oristano Franco Cocco con a fianco il direttore Giuliano Ibba. “La Regione deve abbattere i costi della burocrazia e deve farlo subito. Così come avrebbe dovuto operare a monte con maggiore vigilanza evitando il diffondersi dei mali che hanno investito le produzioni di pomodoro o gli agrumi”. Gli agricoltori hanno annuito, ricordando amaramente che le rivendicazioni di oggi sono le stesse di cinque anni fa.

12 / 09 / 2009



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