Il futuro dell'Antiquarium Arborense
Mensilità arretrate, adeguamento del contratto, gestione dei beni culturali, corsi di aggiornamento per gli operatori: sono le nubi che gravitano sull’Antiquarium Arborense e sull’Archivio storico del Comune di Oristano. Il prefetto Giovanni Battista Tuveri ha convocato in proposito un vertice per discutere le problematiche del museo e dell’archivio. All’incontro, avvenuto questa mattina, hanno partecipato il sindaco Angela Nonnis, il responsabile della Cooperativa La Memoria Storica, che per conto del Comune gestisce il Museo e l’Archivio, Maurizio Calderamo, il segretario della Cisl Salvatore Usai e una delegazione dei lavoratori. Al di là dei problemi come il ritardo nel pagamento degli stipendi arretrati e l’adeguamento contrattuale, rimangono altre questioni aperte, come la futura gestione dei beni culturali. “Chiederemo un incontro all’assessore regionale alla cultura Maria Antonietta Mongiu per garantire il futuro dei lavoratori e dei servizi culturali anche dopo il 31 Dicembre, data in cui scadrà l’ennesima proroga dei progetti in corso – ha detto il sindaco Nonnis -. L’Antiquarium Arborense e l’Archivio storico sono due importanti presidi culturali, servizi indispensabili nei confronti dei quali occorre avere risposte certe dalla Regione. Ne va del futuro dei lavoratori, ma anche della qualità dei servizi offerti dalla città. Intanto, è importante che, grazie anche al fondamentale intervento del Prefetto, sia stato risolto il problema degli stipendi arretrati”. Con la Regione, il Comune dovrà anche chiarire le modalità attraverso le quali gli operatori museali potranno seguire i corsi obbligatori di aggiornamento che, attualmente, comportano la chiusura dell’Antiquarium due giorni alla settimana. “Anche in questo caso la Regione deve trovare una soluzione che garantisca ai lavoratori il diritto di seguire i corsi di aggiornamento professionale, che assicuri al Comune la possibilità di offrire senza interruzioni i servizi culturali e ai cittadini di poterne usufruire regolarmente”. 17 ottobre 2007
Pagine correlate museo
Commenti e opinioni
Scrivi
il tuo commento sulla pagina
'Il futuro dell'Antiquarium Arborense '
Contatti
Per contattare la redazione del sito Ondeculturali scrivere all'indirizzo email silviadorascenzi@yahoo.it
Link e bibliografia
Link utili per approfondire il tema museo cultura archeologia
Segnala un sito/link di approfondimento
|
|
|
|
|
MUSEO Altre pagine sugli argomenti
|
|
|

Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui
Il canto delle sirene
|
Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più
facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie
dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di
perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con
un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa
abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,
che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come
Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i
tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.
Ma un individuo.
|
|
|

|