Giornata mondiale contro la violenza sulle donne
Basta piangersi addosso, occorre passare all’azione.
Queste le parole della presidente della commissione pari opportunità del comune di Oristano, Pupa Tarantini.
Nessuna cerimonia commemorativa dunque nella città di Eleonora, la giudicessa che già nel 1392 dettò un codice di leggi, La Carta de Logu, dove l’educazione alla legalità era concreta, con articoli che regolamentavano i rapporti tra uomini e donne nel nome del rispetto reciproco.
All’incontro, organizzato dalla commissione, ha partecipato anche il prefetto Giovanni Battista Tuveri, che ha consegnato un premio di riconoscimento a Rita Cossa.
Una cittadina comune, che ha colto le difficoltà di un servizio, quello dello sportello antiviolenza, e ha deciso di finanziarlo, consapevole dell’importanza di un’attività che è rara in Italia: lo sportello di Oristano e uno dei cento attivi nel nostro paese.
Tra i banchi dell’aula consiliare, tantissimi studenti, ragazzi e ragazze.
A loro è infatti destinato il progetto avviato oggi, ovvero, ampliare il servizio creando una rete nelle scuole: a ciascun istituto è stata consegnata una cassetta postale per la raccolta delle segnalazioni di atti di violenza.
Si è deciso così di estendere a tutte le scuole il progetto pilota già sperimentato all’Itis Othoca.
L’incontro che si è svolto nella sala consiliare del palazzo degli Scolopi, dunque, è andato ben oltre gli intenti della risoluzione delle nazioni unite, che nel 1999 hanno decretato il 25 novembre “Giornata mondiale contro la violenza sulle donne”.
La data simbolo era stata scelta per commemorare le sorelle Miraball, torturate e uccise dai militari della dittatura di Santo Domingo, nel 1960.
L’iniziativa di Oristano ha come ambizione sensibilizzare i giovani e modificare davvero la società civile, augurandosi, con le parole del Prefetto, che un giorno non ci sia più bisogno di aprire sportelli antiviolenza.
25 / 11 / 2008
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Il canto delle sirene
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Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più
facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie
dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di
perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con
un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa
abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,
che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come
Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i
tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.
Ma un individuo.
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