Genuino clandestino: documentario sulla resistenza contadina.
La sala del centro servizi culturali di via Carpaccio era quasi piena. Solo qualche sedia libera, e qualcuno che ha preferito partecipare rimanendo in piedi. Un fatto abbastanza insolito per un sabato pomeriggio, un sabato tra l’altro “ricco” di altri appuntamenti, alcuni culturali altri enogastronomici, solitamente preferiti e più affollati.
La proiezione del documentario “Genuino Clandestino” ha invece richiamato l’attenzione di circa 110 persone che non si sono limitate a guardare la pellicola prodotta da INSU TV, ma sono diventate parte attiva, per ora almeno a parole, della “Campagna per la libera lavorazione dei prodotti contadini”, contro le norme che regolamentano il “biologico” e contro le sue “certificazioni”, semplici etichette che si può permettere solo chi può pagare, ricaricando poi il prodotto a scapito del consumatore (per saperne di più, vedi articolo accanto oppure clicca qui).
Certo, molti i dubbi e soprattutto le paure dei produttori locali. Paura delle multe, dei controlli, di mettersi nell’illegalità. Ma le operatrici delle diverse associazioni che stanno lanciando il movimento in tutta Italia, (Roberta Borghesi – Associazione Campi Aperti di Bologna; Rossana Giacomelli del Collettivo Terra Terra di Roma; Miria Annini Associazione Ya Basta di Roma;) erano pronte a dare risposte e sicurezze.
Ovviamente, i controlli ci sono, spiegano. Ma se si è tutti insieme, e c’è la solidarietà della popolazione, si può andare avanti. Raccontano che loro, a Roma, i vigili urbani li affrontano tutti insieme. E nessuno ha il coraggio così di compilare il verbale.
Ora dalla parole bisognerebbe passare ai fatti , anche nell'oristanese. Non per copiare Campi Aperti o le altre associazioni. Perché come hanno ben spiegato, non c’è un mercato, una campagna, ma tanti mercati quante sono le piazze a tante campagne quanti sono i nostri territori.
L’importante è puntare sulle proprie qualità e tradizioni, senza scimmiottare modelli calati dall’alto, superando quei brutti sentimenti che sono l’invidia e il campanilismo.Uno degli obbiettivi, è lottare tutti insieme per ottenere una normativa diversa. I piccoli produttori infatti non possono essere equiparati alle multinazionali.
Questo l’Europa già lo sa, da tempo. E lo sa così bene che ha emanato una direttiva, mai recepita in Italia, se non a livello locale in due soli territori: Bolzano e Veneto. Ma tutte le Asl praticamente d’Italia non riconoscono questa normativa. Se si superasse questo ostacolo, il genuino resterebbe tale, ma uscirebbe dalla clandestinità.
Intanto qualcuno ha già fatto sua l’idea: lo scorso weekend e Milis, su una delle bancarelle della sagra del Vino novello, ha fatto la sua comparsa la prima “Vernaccina clandestina”.
15 / 11 / 2011
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