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Gad Lerner a Cabras


Una comunità dimostra di essere forte quando riesce a fare i conti con il proprio dolore, senza nascondersi. Sono le parole di commozione rivolte da Gad Lerner alla madre di Cinzia e a tutta la comunità cabrarese. Essere fragili – prosegue - è considerato disdicevole in una società dove bisogna ostentare solo la gioia e il successo. Avere il coraggio di parlare apertamente del dolore è dunque segno di maturità e forza. La folla di 500 persone nel salone parrocchiale del Sacro Cuore ne è la dimostrazione. L’incontro tra culture il tema del concorso, ma anche della conversazione tra Michela Murgia e il giornalista dell’Infedele. Si è parlato della crisi che sta attraversando la società italiana, delle paure, alimentate spesso da discorsi volutamente inquietanti e tanti luoghi comuni. Ma Gad Lerner è fiducioso, non siamo davanti al pericolo di un nuovo baratro, come quello che seguì la crisi del ‘29. La cultura ormai è cambiata. E dopo la lunga chiacchierata tra giornalista e scrittrice, spazio ai ragazzi delle scuole medie di Cabras, premiati per gli elaborati realizzati sul tema dell’identità e dell’integrazione multietica. 30 / 05 / 2011


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Dietro il sipario

Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui



Il canto delle sirene

Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più

facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie

dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di

perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con

un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa

abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,

che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come

Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i

tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.

Ma un individuo.


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