Flavio Soriga a Paulilatino per presentare Sardinia Blues
ARRIVA DOPO BEN CINQUE ANNI DI silenzio, dalla pubblicazione di “Nero pioggia”, l’ultimo libro di Flavio Soriga, “Sardinia blues”. “E questo non può che essere un pregio- ha detto Giacomo Mameli durante la presentazione nella sala del Museo Atzori, a Paulilatino- perché significa che è un testo meditato, sedimentato e pronto a depositarsi anche nel profondo delle coscienze dei lettori. I libri veloci, mordi e fuggi, sono per il mercato. Quello di Soriga, invece ,parla all’anima”. Anche perché affronta un tema delicato, la talassemia, la malattia che coinvolge l’autore in prima persona. “Sapevo che prima o poi avrei dovuto affrontarla in un romanzo- ha detto- ma volevo trovare la voce giusta, deisideravo che fosse un racconto leggero e ci ho messo degli anni a trovare il lessico adatto”. Nel raccontare il suo percorso Flavio ricorda due momenti importanti: quando ha compiuto trent’anni e ha riflettuto sul fatto che avesse la stessa età che aveva il padre quando è nato lui, con tutte le implicazioni psicologiche che comportava diventar epadre di un bimbo talassemico. Il secondo episodio di vita determinante è rappresentato dall’estate trascorsa con L’accademia di S’archittu, un gruppo di amici, poeti e scapestrati, che gli hanno insegnato ad affrontare in modo leggero le grandi problematiche dell’esistenza. Sardinia blues è perciò, sì un libro autobiografico, ma solo in parte, perché in mezzo, come sempre nei grandi romanzi, ci sono le proiezioni della fantasia dell’autore.
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23 / 03 / 2008
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Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui
Il canto delle sirene
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Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più
facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie
dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di
perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con
un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa
abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,
che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come
Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i
tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.
Ma un individuo.
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