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Festival Donnaeleonora: arte, cultura, riflessione


Donna Eleonora fa da spartiacque nella storia di Oristano per due primati esclusivi: la città non aveva mai ospitato un simile festival della letteratura e delle arti, e, d’altra parte, è il primo festival interamente dedicato alle donne.

Fino a domenica, l’Hospitalis Santi Antoni sarà teatro di incontri, dibattiti e reading.Le sue sale sono arricchite da mostre fotografiche, di pittura e di tantissimi altri oggetti artistici che esprimono la manualità delle donne.

Il titolo “Donnaeleonora” racchiude in sintesi le motivazioni della rassegna: valorizzare le espressioni artistiche delle donne, ma non in generale, bensì delle donne del territorio, a partire dalla figura più emblematica della città di Oristano, la giudicessa Eleonora d’Arborea L'idea è della commissione pari opportunità del comune di Oristano, in particolare della presidente Pupa Tarantini .

La direzione artistica del festival è stata affidata a una scrittrice, Neria de Giovanni, direttore responsabile del periodico Salpare.

28 / 11 / 2009



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IL PERCORSO DELLE MOSTRE

La ricostruzione storica dell’abito di Eleonora introduce, nella prima sala sulla sinistra dell’Hospitalis Sancti Antoni, alla mostra con i gioielli, le trine e i manufatti realizzati dalle donne di Oristano: uno spaccato di quotidianità artistica, che finalmente esce dalle mura domestiche e viene esposto in vetrina, acquistando così il valore di opera d’arte.

Ritornando nell’atrio principale, l’occhio è inevitabilmente colpito dalle immagini forti che emergono dalle opere di arte pittorica realizzate da Rita Fais e Noemi Fadda.

Due stili opposti e contrastanti, che però si completano e si integrano armonicamente: il disegno deciso e i colori forti della giovane pittrice Nemi, fanno da cornice ai tratti soffusi e meno espliciti, ma non per questo meno intriganti, della Fais.

Il percorso si sviluppa su quattro tematiche, che ruotano tutte intorno alla figura della donna: la violenza, la tradizione sarda, il disagio della famiglia che provoca bulimia e anoressia, e infine, l’amore.

Alcuni quadri sono deposti per terra: è un messaggio esplicito della pittrice Fais, che invoca “non calpestate più la donna”.

Ai lati, alcune scale senza pioli, che vogliono comunicare come la donna abbia sempre avuto tantissime difficoltà a salire, in qualsiasi campo.

E infine, la donna sarda: Nemi scegli la figura dell’accabadora, mentre Rita Fais rappresenta il matriarcato, con una figura che è sì triste, ma, come una roccia, sopporta tutto: può succedere qualsiasi cosa, e lei, è sempre in piedi.

Oltre che alla scrittura e all’espressione pittorica, “Donnaeleonora” ha dato ampio spazio anche a un’altra forma creativa, che parla attraverso gli scatti, ma nasconde comunque una riflessione sul mondo e sulla donna: sono le opere d'arte di Alessandra Carta, fotografa d'alto livello che da un anno lavora proprio sul rapporto tra pensiero e immagine.

L’altra mostra fotografica, racconta invece attraverso le immagini la storia di Oristano: è la collezione privata di Dorina Mereu, maestra dell’ex asilo sant’antonio, che ha raccolto nei suoi anni di insegnamento gli scatti che immortalano i bambini degli anni 50’.


28 / 11 / 2009

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LE SCRITTRICI

Tra le scrittrici ospiti del Festival, Angela Ragusa, che ha sulle spalle, tra le altre cose, la traduzione di oltre 200 libri per ragazzi, tra cui, il leggendario Harry Potter.

Altra giovane autrice di racconti per bambini, Claudia Melis.

Dalla sua penna i tre racconti che hanno tutti come protagonista il piccolo Giacomo: un bambino di 11 anni che vive a Ortacesus.

Le ambientazioni sono reali, mentre i personaggi emergono dal mondo fantastico della scrittrice.

E ancora, Savina Dolores Massa, vincitrice del premio Calvino con "Undici", e Rita Canu, autrice di un libro sulla violenza delle donne.


28 / 11 / 2009

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Dietro il sipario

Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui



Il canto delle sirene

Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più

facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie

dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di

perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con

un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa

abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,

che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come

Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i

tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.

Ma un individuo.


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