Fantasia e libertà per i detenuti di Buoncammino
Senza fantasia e immaginazione non può esserci essere umano completo, finito nella sua interezza. Perché si tratterebbe di mera esistenza, non di vita. La fantasia e l’immaginazione sono, per gli esseri umani, le ali che la natura gli ha dato per volare oltre gli stretti confini che gli vengono imposti dalle stesse leggi naturali, da quelle giuridiche, dal costume e dalla società. Senza quelle ali, saremmo tutti delle amebe abbandonate al ciclo delle stagioni, del giorno e della notte. Qualcuno dimentica di averle quelle ali, e allora inizia la discesa nel baratro. Ma proprio quando il buio diventa impenetrabile, un evento improvviso può provocare un battito d’ali, che regali anche solo un attimo di luce. I fulmini sono per questo ancora più belli. L’evento scatenante, specialmente in condizioni particolarmente disagiate, può essere anche un libro. E nessuno più di un detenuto ha diritto di riacquistare la capacità di volare. Lo sanno bene il Comitato oltre il carcere libertà e giustizia e l'Associazione Asquer che domani, giovedì 7 febbraio 2008, alle ore 11, consegneranno ai detenuti del Carcere di Buoncammino i libri raccolti in occasione dell’ iniziativa Chi legge è uguale per tutti, che durante il periodo natalizio ha raggiunto, grazie alla solidarietà dei cittadini, la quota di oltre 250 volumi 06 / 02 / 2008
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Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui
Il canto delle sirene
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Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più
facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie
dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di
perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con
un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa
abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,
che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come
Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i
tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.
Ma un individuo.
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