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Etnu - Festival Italiano Etnografia 2011



Seconda giornata del Festival Italiano dell’Etnografia 2011 organizzato dall’Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna in collaborazione con la Società italiana per la Museografia e i Beni Demoetnoantropologici.
Nel centro polifunzionale di via Roma/via Ferracciu riflettori puntati questa mattina sul Centenario della Mostra di Etnografia Italiana realizzata a Roma nel 1911, un amarcord al quale, etnografi e antropologi italiani ospiti della terza edizione del Festival, hanno dato il proprio contributo tracciando un bilancio del primo secolo di vita della disciplina in Italia. Sono intervenuti Pietro Clemente, Vincenzo Padiglione, Vito Lattanzi, Sandra Ferracuti. Giulio Angioni, Paolo Apolito, Pietro Clemente, Paolo De Simonis, Adriano Favole, Franco Lai, Ferdinando Mirizzi, Mario Turci.
Tutti concordi sul fatto che l’evento segnò il fiorire dell’interesse del mondo accademico e non, verso l’universo delle tradizioni popolari inconsapevolmente tramandate per secoli con caratteri distintivi da regione a regione se non addirittura da paese a paese. Ai 100 anni dell’etnografia italiana rimandano anche gli allestimenti dei circa 20 musei presenti nel festival barbaricino, compreso il museo etnografico dell’Isre che ha messo in mostra oggetti dei primi del Novecento, la quasi totalità esposta per la prima volta nell’edizione 2011 di ETNU. Si tratta di tappeti, mobili, vasi e oggetti di uso comune inseriti in una scenografia d’effetto che accompagna il visitatore a ritroso nel tempo. Un doppio omaggio alla scienza etnografica e all’Unità d’Italia, che nel 1911 veniva celebrata proprio attraverso l’Esposizione Universale di Firenze, Roma e Torino. A Roma i festeggiamenti per le celebrazioni erano rappresentati nella Mostra Etnografica. A Nuoro si sono dunque voluti unire i due anniversari: i 150 anni dall’Unità d’Italia e i 100 anni dalla Mostra romana.
L’intera giornata di domenica 12 giugno 2011 invece, a partire dalle 10, sarà dedicata alla poesia estemporanea. Da Nuoro partirà la candidatura per il riconoscimento di quest’espressione popolare multinazionale come patrimonio immateriale dell’umanità. Il capoluogo barbaricino diventerà il palcoscenico di poeti improvvisatori provenienti dal nord Africa, dalla Spagna, dall’America latina, dalla Toscana, dal Lazio e naturalmente dalla Sardegna. La Sezione Etnu poesia si incrocerà con le Sezioni Etnu Musica, Etnu Dialoghi e Etnu Libri. Alle 18.15 verrà presentato il “Documento di Nuoro” con la firma da parte di tutti gli ospiti.
Per la Sezione Dolce Etnu alle 19.30 verranno proposte la preparazione e degustazione del torrone di Tonara. Alle 21 per suggellare la candidatura Unesco, i poeti logudoresi Mario Masala e Giuseppe Donaera si sfideranno a suon di ottave. L’accompagnamento sarà del tenore “Antonia Mesina” di Orgosolo.
La giornata dedicata alle arti dell’improvvisazione poetica come patrimonio immateriale dell’umanità si inserisce nel progetto transfrontaliero INCONTRO, di cui insieme all’Isre fanno parte la Provincia di Grosseto, il Centru Culturale Voce di Pigna (Corsica), il Dipartimento di studi Storici Geografici e Artistici dell'Università di Cagliari, la Provincia di Lucca, la Provincia di Massa Carrara, la Provincia di Pisa. L’obiettivo è la conoscenza e la valorizzazione delle tradizioni orali, in particolare l’improvvisazione poetica e il teatro popolare. Queste pratiche mostrano ancora una sorprendente vitalità, trasmettono la memoria del loro valore passato come forme di un patrimonio culturale ampiamente condiviso e diffuso, in alcuni contesti offrono segni di innovazione e creatività che arricchiscono gli scenari delle culture locali.
(comunicato stampa Etnu 2011)
11/06/2011


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Il canto delle sirene

Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più

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dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di

perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con

un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa

abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,

che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come

Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i

tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.

Ma un individuo.


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