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Esemplare Sartiglia di San Giuseppe


Oggi, non contava il numero di stelle. Non era importante cercare di superare il gremio dei contadini, come nelle passate edizioni. Ha prevalso invece la tradizione, la coerenza di una scelta, l’autorità di un’istituzione. E i cittadini oristanesi aspettavano da anni il coraggio di un Componidori capace di dire basta alla corsa alla stella dopo appena 42 discese. Desideravano una figura autorevole che non si lasciasse influenzare dalle richieste pressanti degli altri cavalieri. E soprattutto bramavano con ardore le evoluzioni di via Mazzini. Quando Furio Tocco, capo corsa della Sartiglia del gremio dei falegnami, ha risalito via Duomo per consegnare le spade, erano le 15.10 circa e il pubblico non riusciva a smettere di gridare «Bravo,Bravo»: per sottolineare il coraggio di una scelta, che è ancora più ammirevole per chi conosce i legami, gli intrecci e i sottili compromessi che tengono ancora viva la giostra equestre, che si celebra ancora dopo oltre 500 anni. Del resto, le stelle non sono mancate: 16 quelle colte, di cui 4 d’oro e una infilzata con su stoccu da su terzu Antonello Bassu. E la prima, la presa lui, il semidio con il velo in pizzo e il cilindro nero. Anche S’arremada è stata degna di un Componidori vecchio stile: schiena perfettamente parallela a quella del cavallo fino alla curva di San Francesco e oltre, senza mai sollevarsi. Altro evento insolito negli ultimi anni, la doppia discesa per alcune pariglie, che hanno così avuto una seconda possibilità di eseguire le spericolate figure acrobatiche. Nonostante il carnevale sia capitato in questi primi di giorni di febbraio in cui la luce abbandona presto la pista, la manifestazione si è chiusa prima dell’imbrunire, evitando così quella malinconia che si solito s’impossessa dello stomaco degli oristanesi ogni martedì grasso, perché la Sartiglia tanto attesa, in un soffio, è già finita. 05 / 02 / 2008


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Il canto delle sirene

Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più

facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie

dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di

perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con

un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa

abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,

che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come

Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i

tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.

Ma un individuo.


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