Emanuele, ingegnere
CHI È: Emanuele Bisogni, ingegnere, lavora a Roma da 4 anni per un'azienda che costruisce radar.
IL PASSATO IN DUE RIGHE: Nato e cresciuto ad Oristano dove ha vissuto fino ai 18 anni. «Poi l'università mi ha aperto le porte del "continente" e quindi ho passato a Pisa 7 anni di studio matto e disperatissimo per prendere la laurea e fare le prime esperienze lavorative. Dopo la Toscana ho trovato lavoro a Roma dove sto tutt'ora».
IL FUTURO: «Per ora mi trovo molto bene a Roma: solo dall'ultimo anno ho iniziato a godermi meglio la città e quindi ho ancora tante cose da fare qui».
SI DEFINISCE: «In un periodo della mia vita dove prendo un po' tutto con molta più leggerezza di prima per godermi tutto di più».
GLI PIACE: Pattinare, scattare foto.
NELLO STEREO: Cappello a Cilindro, REM, Elisa, Linkin'Park...
SUL COMODINO: Ultimamente Benni e la Lonely Planet dell'Islanda, il suo prossimo viaggio.
UN ANIMALE: Cane di mezza taglia, anche se un bastardino.
SPORT: Rollerblade
IL LUOGO IDEALE: «All'aria aperta e pura... può essere in un bosco, al mare, in un parco, sulla neve, su una barca a vela... È bello variare».
EUTANASIA O DIRITTO ALLA VITA: Un serio testamento biologico che esaudisca le volontà di ogni persona.
ESPERIENZA PIÙ BELLA: Tante: «Dal servizio di volontario in croce rossa che mi ha messo in contatto con situazioni molto particolari, ai viaggi fatti con generose compagnie, o semplicemente quando rendo felice qualcun'altro».
ESPERIENZA PIÙ BRUTTA: Visita militare alla Spezia e le lunghe trasferte per lavoro.

31 / 03 / 2008
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Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui
Il canto delle sirene
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Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più
facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie
dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di
perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con
un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa
abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,
che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come
Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i
tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.
Ma un individuo.
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