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Edilizia abusiva: stanata una borgata a Sa Rocca tunda


Un grande polmone verde, che sotto le sue fronde nasconde un’amara sorpresa. All’ombra di pini ed eucaliptus, sorge infatti una vera e propria cittadella abusiva, dove intere famiglie vivono in tutta tranquillità, pur non essendoci l’urbanizzazione primaria, come luce, acqua e fogne. Il corpo forestale di Oristano ha scovato questo maxi abuso edilizio proprio a pochi passi dal mare, dietro la borgata marina di Sa Rocca Tunda, nel comune di San Vero Milis. Si tratta di otto ettari di terreno classificati urbanisticamente come aree agricole, ma caratterizzati dalla presenza diffusa di macchia mediterranea. Ciò significa che alcune parti sono aree boschive e quindi vincolate anche paesaggisticamente con decreto ministeriale. Gli uomini del corpo forestale hanno compiuto un’ispezione proprio per verificare l’illegittimità di tale edificazione: alcune case infatti sono state condonate e altre hanno ottenuto la regolare concessione. Ma alcuni terreni sono stati frazionati in piccoli lotti senza che nessuno abbia depositato il regolare atto di frazionamento presso il comune. E tra le vie della borgata si scorgono diverse tipologie di abitazioni, dalle semplici roulotte alle case mobili, dalle tettoie alle strutture prefabbricate fino ai manufatti per servizi igienici rudimentali. All’operazione hanno preso parte, oltre agli otto uomini della forestale, anche quattro agenti della polizia municipale, tre carabinieri, il segretario generale del comune di san vero, il responsabile dell’ufficio tecnico e un operaio comunale. Una squadra compatta, che ha deciso lottare contro gli abusi. Segno che quando tutti gli enti interessati collaborano, si può stanare chi infrange la legge. Anche se i cittadini sembrano non aver paura di nulla: già nel 2001 trentatré persone sono state denunciate all’autorità giudiziaria proprio per quello stesso agro, ma da allora le costruzioni, dai primi accertamenti, sembrano raddoppiate. 25 / 08 / 2009


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Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più

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dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di

perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con

un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa

abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,

che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come

Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i

tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.

Ma un individuo.


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