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Disturbo bipolare: ciclo di incontri a Oristano


Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità il Disturbo Bipolare rappresenta la sesta causa di disabilità. I dati epidemiologici più recenti indicano una incidenza che arriva fino al 15, 20 per cento se si considera l’intero “spettro bipolare”, comprendente sia forme lievi che molto gravi. Il “Disturbo Bipolare”, una malattia ricorrente che alterna fasi di depressione a fasi di euforia o mania, in assenza di un trattamento appropriato può avere un impatto devastante sulla vita di chi ne è affetto e dei suoi familiari. Fattori ambientali, legati allo stress o all'abuso di sostanze, possono essere decisivi per lo scatenamento del primo episodio, ma esiste anche una certa familiarità che può rendere più vulnerabili verso questa patologia, che in Sardegna è particolarmente diffusa. E' per questo che il Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura (SPDC) dell'Ospedale San Martino di Oristano ha varato un “Progetto per lo studio ed il trattamento del Disturbo Bipolare”, all'interno del quale è previsto un ciclo di incontri psicoeducazionali coordinato dagli psichiatri del servizio. Recenti studi hanno dimostrato infatti l'efficacia della terapia psicoeducazionale nel ridurre sensibilmente il numero e la frequenza delle recidive rispetto ai pazienti trattati esclusivamente con i farmaci. Durante gli incontri i pazienti si confronteranno con gli psichiatri del SPDC con l'obiettivo di migliorare progressivamente la conoscenza sia dei sintomi precoci della malattia che dei fattori di rischio cercando di prevenire le ricadute. «La terapia farmacologica è fondamentale ed insostituibile per curare il Disturbo Bipolare – sottolineano gli specialisti del Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura dell'Ospedale San Martino – Tuttavia se ai farmaci è associata la terapia psicoeducazionale le ricadute, nelle fasi depressive o maniacali si diradano, gli intervalli di benessere, al contrario, si allungano ed i ricoveri si riducono: una condizione che consente indubbiamente una migliore qualità di vita per i pazienti. E' opportuno ricordare che il Disturbo Bipolare è una malattia cronica, ricorrente: per questo è importante riconoscere precocemente i sintomi ed evitare stili di vita “sregolati” per prevenire le ricadute». Nel corso delle sedute si affronteranno diversi argomenti: dalla coscienza della malattia, che viene spesso diagnosticata dopo un lungo periodo (in media sei, otto anni) di latenza, all'aderenza farmacologica; dall'abuso di sostanze che possono essere scatenanti di nuove fasi depressive o euforiche all'individuazione precoce di nuovi episodi. Si parlerà inoltre dell'importanza di condurre uno stile di vita regolare e di come gestire lo stress. Il gruppo sarà formato da un massimo di 15 persone affette da disturbo bipolare, di età compresa tra i 18 e i 55 anni. Previsti venti incontri, della durata di circa 90 minuti ciascuno, che si terranno ogni giovedì dalle ore 16.00 alle ore 17.30 presso le strutture del vecchio ospedale San Martino, in attesa del trasferimento nel nuovo reparto situato nel corpo M. I soggetti che saranno inseriti nel gruppo psicoeducazionale dovranno essere stabilizzati dal punto di vista clinico, asintomatici con un discreto funzionamento sociale. La selezione dei partecipanti al gruppo avverrà in due successive fasi. Nella prima sarà l'utente con diagnosi di Disturbo Bipolare che, se interessato a partecipare al ciclo di incontri, potrà rivolgersi al proprio medico di famiglia. Il medico di medicina generale effettuerà una valutazione preventiva e, nel caso, invierà al Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura dell'Ospedale San Martino di Oristano il suo assistito con la richiesta di partecipazione al corso psicoeducazionale. Sarà il SPDC, quindi, a verificare l'effettiva rispondenza ai requisiti dei soggetti segnalati dai medici di famiglia ed a contattare i pazienti che risultano idonei. In questi giorni i medici di famiglia stanno ricevendo, da parte del Servizio Psichiatrico di Oristano, una lettera informativa in cui è illustrato il progetto, con l'invito a segnalare i pazienti ritenuti idonei a partecipare al corso. 25 / 01 / 2011


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Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più

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dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di

perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con

un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa

abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,

che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come

Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i

tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.

Ma un individuo.


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