Da gennaio in libreria: Perché non rischiare?
“La maturità dell’uomo significa avere ritrovato la serietà che si metteva nel gioco da bambini”
Nietzsche (Al di là del bene e del male)
Forse è in quel desiderio di gioco che si rintracciano i perché di questo libro, o meglio di questo collage di esperienze di un gruppo di operatori del sociale. Non ci sono i bambini, ma gli adolescenti. C’è la serietà di un vissuto quotidiano con i ragazzi a condividere apprendimenti del loro essere adolescenti oggi, dei sogni, delle improvvise accelerazioni verso domani e delle repentine frustrazioni, dei rischi corsi, che non si sa di correre o che si vorrebbe correre. Ci sono gli adulti che echeggiano il bisogno di comprendere e a volte di afferrare una volta per tutte il “mestiere” di genitore, di insegnante, di educatore, di animatore. Non ci sono precisi riti o ricette per indossare le vesti di un ruolo, ma tanti dubbi e interrogativi che mai completano gli orizzonti del sapere essere, solo ci offrono la libertà di esplorare il nostro incontro umano e se si vuole educativo, didattico e altro. Un incontro non definitivo, fatto di corpi, adulti ed adolescenti, che interagiscono e si esprimono, vicendevolmente, quali basi conoscitive da recuperare negli archivi della nostra società “intelligente”; fatto di dialoghi e di confronti non scontati in fatto di ruoli, ragazzi che si fanno formatori ed educatori verso i loro coetanei per parlare del rischio,e delle sue condotte, alla propria età. Il corpo, l’età adolescente, il rischio: tre ingredienti di una commedia umana sulla quale ognuno di noi, come su una corda tesa, muove i passi incerti della sua esistenza. Attraverso queste pagine si esprime il desiderio di incontrare l’interesse di tutti gli adulti, genitori, insegnanti ed educatori quotidianamente impegnati a confrontarsi con i ragazzi per la tutela e la promozione della loro salute e della comunità sociale nel suo complesso.
a cura di Roberto Buzzi, Florinda Leo, Nicoletta Vaccamorta, Marco Vagnozzi
27 / 12 / 2009
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L’ÉQUIPE DI PREVENZIONE DEL CENTRO DI SOLIDARIETÀ DI GENOVA
Il Centro Solidarietà di Genova è una cooperativa sociale da 30 anni specializzata nella riabilitazione, cura e prevenzione dei problemi di dipendenza e abuso di droghe.
La sua équipe di prevenzione, composta da psicologi, psicopedagogisti ed educatori è impegnata quotidianamente nel confronto con i giovani e gli adolescenti, specie nei luoghi della scuola,media e superiore, sui temi delle condotte a rischio e del consumo di sostanze legali ed illegali. Gli obiettivi di prevenzione, in questi ultimi anni ridefiniti nei termini della promozione della salute, hanno richiesto un’intensa analisi e revisione degli approcci, sempre più orientati a proporre ai diretti interessati,
studenti, insegnati e genitori, metodi, compatibili ai contesti, incentrati sul laboratorio ora di espressività corporea ora di peer education. In queste due dimensioni si condensano interventi di tipo informativo supportati dal percorso formativo. Privilegiare la dimensione formativa ha significato per il gruppo di lavoro avvicinarsi alle problematiche e agli attori sociali in gioco nella prospettiva dello sviluppo delle capacità individuali e sociali quali fattori di protezione e promozione della loro salute.
24 / 12 / 2009 Altre pagine sugli argomenti
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Dietro il sipario. Un romanzo che comunica attraverso il linguaggio delle emozioni, per cercare di raggiungere la sfera irrazionale e ultrasensibile del lettore. Nelle pagine emerge la riflessione sulla fine dell'esistenza, ma vengono affrontate anche le diverse modalità con le quali gli esseri umani tentano di rispondere e reagire al male di vivere. Non si può scegliere di nascere ma si può scegliere di morire. Se vuoi leggere in anteprima i primi capitoli, o acquistarlo, clicca qui
Il canto delle sirene
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Noi non vogliamo ascoltare. Non è che non possiamo. Non vogliamo perché non ne abbiamo il coraggio. È molto più
facile vivere protetti dalle abitudini e dal conformismo. Pensare attraverso concetti preconfezionati e con le categorie
dei gruppi. Perché se solo proviamo ad ascoltare, ci sembra di precipitare. Se ascoltiamo la nostra testa, ci sembra di
perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con
un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa
abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,
che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come
Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i
tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.
Ma un individuo.
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