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Corso di Archeologia subacquea: quale futuro?


Il futuro del corso di archeologia subacquea è incerto, melmoso come i fondali che gli studenti esplorano alla ricerca del nostro passato inabissato in fondo al mare. I nuovi timori sono sorti all'orizzonte dopo le ultime dichiarazioni dell'assessore regionale alla Pubblica Istruzione Maria Antonietta Mongiu, che ha ribadito la necessità di rivedere l'intera impostazione delle sedi universitarie gemmate. E tra queste, il corso dell'ateneo oristanese, per ora unica offerta formativa in Italia di questo genere e perciò capace anche di attrarre studenti dal resto della penisola. La finanziaria regionale per ora stabilisce che i corsi proseguiranno fino all'anno accademico 2009/ 2010. Anche se resta da chiarire come verranno distribuiti i 6 milioni di euro tra le facoltà gemmate. Non sono garantite invece le prossime iscrizioni al termine del triennio in corso. L'università di Sassari aveva già deciso, per non inflazionare il mercato del lavoro, di consentire le iscrizioni ogni tre anni. Ma se la regione taglierà in fondi, anche questa apertura a singhiozzo sarà a rischio. Un'altra via di salvezza potrebbe arrivare direttamente dal ministero dell'Istruzione: proprio da poco ha dato tre nuovi ricercatori al curriculum di archeologia subacquea e quindi si presume che voglia sostenere il corso. Certo è che né La Regione né il ministero possono decidere di chiudere un corso. Loro possono solo concedere finanziamenti o chiudere i rubinetti. L'ultima decisione spetta dunque all'Università di Sassari, che, in mancanza di fondi sufficienti, potrebbe sempre chiudere un'altra facoltà e lasciare che il corso di archeologia subacquea sopravviva, come sono sopravvissute le rovine di Tharros nei secoli. 02 / 10 / 2008


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perderci. Eppure lei avrebbe qualcosa da dirci. Ma ci sconvolgerebbe. Allora meglio mettere sempre gli auricolari con

un po’ di musica. O accendere la televisione appena si rientra a casa. Perché il silenzio ci fa paura. Non sappiamo cosa

abbiamo dentro. Siamo sempre in bilico sull’orlo della follia. Ma è molto meglio perdersi nel labirinto dei propri pensieri,

che stare a galla su un mare di cemento finto. È inutile ascoltare il canto delle sirene legati all’albero maestro, come

Ulisse. O mettersi i tappi come i suoi marinai, e non ascoltare affatto. Dobbiamo ritrovare il coraggio di toglierci i

tappi e stare con le braccia libere al vento, per godere appieno della libertà della creazione, accogliere l’irrazionale e farcelo scivolare nelle vene. E così, forse, non saremo più un numero.

Ma un individuo.


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